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Il Pd e la sfida delle riforme. Sani rilancia i “cuperliani”: «È l’ultima chiamata per il partito e il paese»

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GROSSETO – Con l’Italicum approvato si apre una nuova fase per l’Italia e soprattutto per il parlamento che sarà chiamato a spendersi in una nuova stagione di riforme. Una stagione che per l’onorevole Luca Sani, deputato Pd e presidente della commissione agricoltura della Camera, deve vedere protagonista anche la sinistra riformista del Pd.

«L’approvazione alla Camera in prima lettura della Legge elettorale – dichiara Luca Sani, presidente della XIII Commissione agricoltura della Camera – pur essendo auspicabile un miglioramento da parte del Senato, avvia la stagione delle riforme per modernizzare le istituzioni del Paese. A ciò si affiancheranno provvedimenti strutturali in campo economico e sociale.

È con questi obiettivi che il Partito democratico ha deciso di spendersi attraverso il Governo Renzi in una prospettiva di legislatura, per portare l’Italia fuori dalla crisi e ripristinare fiducia tra cittadini e Istituzioni. Il Pd ha accettato una sfida che rappresenta l’ultima chiamata non solo per l’esistenza del partito, ma per la tenuta complessiva del sistema democratico. Ciò richiede una fase nuova anche nella conduzione politica del Pd, che tenga alto il confronto a ogni livello, aprendo al contributo delle idee plurali di cui il partito è ricco».

«In questo scenario, la sinistra riformista ha il compito di elaborare e sviluppare i contenuti culturali e di governo che la caratterizzano e che, nell’esperienza della candidatura di Gianni Cuperlo alle primarie, non hanno avuto modo di esprimersi compiutamente. Ora il tempo che abbiamo di fronte ci consente di lavorare con la profondità che questo obiettivo richiede».

«D’altra parte, le primarie che si sono svolte ai vari livelli, per i parlamentari, la guida del partito e, ultimamente, per i candidati sindaci, dimostrano che il Pd non è un monolite, ma esprime, appunto, un pluralismo che a seconda delle occasioni e delle personalità che propone sui territori, raccoglie consensi spesso non riconducibili ad una sola area del partito. Il rammarico è che a fronte di molti Comuni chiamati al voto, solo in poche realtà si sono svolte le primarie, preferendo soluzioni a tavolino quando lo statuto del Pd parla di ben altro».

«Il dato politico, comunque, sta nel fatto che la leadership nazionale del Pd agisce su un livello e, come abbiamo visto, quelle espresse nei territori su un altro, non sempre sovrapponibili. Conta, però, che l’insieme sia legato in una logica di unità e complementarità».

«La gestione di questo pluralismo fatta con capacità e saggezza dai gruppi dirigenti, può contribuire a rendere più incisivo il Partito Democratico a ogni livello. A questo fine la sinistra riformista è chiamata, in tempi rapidi, ad assumere un’iniziativa politica e organizzativa, a partire dal territorio».

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