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Pesca a acquacoltura: specie pregiate e pesce povero nelle prospettive di crescita

ORBETELLO – Venerdì 21 marzo, la sala del ristorante gestito dalla cooperativa dei pescatori di Orbetello ospiterà un convegnopromosso dalla Provincia di Grosseto per fare il punto sulle prospettive di pesca tradizionale e acquacoltura nel nostro territorio. Impiego delle risorse europee, logistica, investimenti produttivi, strategie commerciali egovernance del comparto saranno i principali argomenti sui quali si confronteranno i diversi protagonisti. «L’acquacoltura – sottolinea l’assessore all’agricoltura, Enzo Rossi – è uno dei comparti produttivi che ha migliori prospettive di sviluppo. In provincia di Grosseto abbiamo assistito all’affermazione importante delle produzioni di qualità degli acquacoltori intensivi ed estensivi, che hanno saputo conquistare nuove quote di mercato incontrando i gusti dei consumatori, a fronte di un sensibile calo dei consumi di pesce dovuto alla crisi economica. Dobbiamo ripartire da questa capacità di fare impresa, creando le condizioni ambientali per favorire investimenti, come la realizzazione di impianti a amare, e per aggregare i produttori intorno ad un’unica strategia di promozione e marketing».

Diversa la situazione di partenza della pesca tradizionale, che viene da anni di riduzione delle flotte pescherecce in termini di tonnellaggio, potenza installata a bordo ed equipaggi. «Il comparto della pesca marittima – spiega l’assessore alle attività produttive, Gianni Chelini – viene da anni di ridimensionamento della pesca a strascico e di crescita della piccola pesca artigianale, sia in conseguenza della riduzione della risorsa ittica del Mediterraneo che delle politiche comunitarie orientate a ridurre lo sforzo di pesca. Tuttavia in provincia di Grosseto ci sono un terzo delle imbarcazioni da pesca della Toscana, ed esistono margini di consolidamento di questa attività. Soprattutto se da una parte proseguirà la specializzazione della piccola pesca artigianale nella cattura di specie pregiate, e dall’altra sulla valorizzazione del cosiddetto pesce povero, che ha ottime qualità organolettiche e nutrizionali. In questo senso, bisognerà comunque riorganizzare i servizi portuali».

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