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Mabro: il ministero spinge Russotto alla valutazione delle manifestazioni d’interesse

di Lorenzo Falconi

GROSSETO – Le tre manifestazioni d’interesse nei confronti della ex Mabro verranno valutate. Sono le uniche carte da giocare nel futuro dell’azienda di via Senese per evitare il fallimento. Nella riunione molto partecipata che si è tenuta a Roma, presso il ministero dello sviluppo economico, questo pomeriggio, il commissario giudiziale Giampiero Russotto (nella foto) ha messo le carte in tavola con ciò che aveva in mano dopo la chiusura del bando di cessione, ovvero le tre manifestazioni d’interesse nel rilevare l’azienda grossetana. Dal ministero è arrivata la spinta necessaria ad andare avanti e a valutare nel dettaglio le eventuali proposte che Russotto riteneva piuttosto blande. Al tavolo erano presenti anche gli esponenti di Regione, Provincia, Comune di Grosseto, segretari nazionali e provinciali dei sindacati di categoria, Rsu e una rappresentanza delle operaie della fabbrica.

Il prossimo appuntamento è quindi fissato sempre a Roma, il 25 marzo alle 10.30, per valutare cosa Russotto abbia tratto dal confronto con i tre soggetti interessati alla ex Mabro. A distanza di 5 giorni, cioè il 30 marzo, lo stesso commissario si presenterà davanti al giudice Vincenzo Pedone per relazionare sul destino dell’azienda e la scelta ricadrà tra l’avviamento della procedura Prodi-bis e il fallimento. Il tempo stringe, ma nell’agenda di Russotto è già fissato un appuntamento per l’11 marzo, quando si incontrerà con Massimo Calugi, legale rappresentante della Missardi, l’azienda con sede legale a Lamporecchio, in provincia di Pistoia, e sede amministrativa a Empoli. In quell’occasione verrà effettuato un sopralluogo per valutare lo stato dei macchinari. La Missardi ha avanzato manifestazione d’interesse relativa al mantenimento dell’occupazione di tutte le maestranze attualmente in forza nella ex Mabro. Sullo sfondo restano invece le altre due società: un altro imprenditore del settore tessile che garantirebbe occupazione per 140 dipendenti e un fondo d’investimento. Trattative in ogni caso non semplici con un nodo importante da sciogliere: quello dell’affitto del capannone di proprietà Royal Tuscany. Altra spada di Damocle che pende sulla testa della ex Mabro.

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