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Profondo rosso per il commercio: segno meno anche per il settore alimentare. Mai così male

GROSSETO – Ancora segno negativo per il settore commerciale e della distribuzione che nell’ultimo trimestre del 2013 fa segnare rosso in tutti i settori, si a livello generale (-8,6% rispetto allo stesso trimestre 2012) che per tipologia di vendita. { quanto emerge dall’analisi congiunturale della Camera di commercio di Grosseto. Soffre soprattutto la piccola distribuzione (-10,4%), anche se la media (-7,5%) e la grande distribuzione (-4,2%) fanno registrare valori preoccupanti. In forte calo pure per il settore alimentare (-8,4%) ed il no food (-10%). La performance negativa di Grosseto supera quella di tutte le altre province della Toscana; mai, in Maremma, nei 9 anni di osservazione del fenomeno, si è rilevato un periodo finale dell’anno con le vendite così a picco. Previsioni sempre poco confortanti per il breve e medio termine.

«Come evidenziato in passato, le festività natalizie in tempo di crisi non risultano più – come sottolinea il presidente della Camera di commercio Giovanni Lamioni – una opportunità per il rilancio dei consumi o comunque per sostenere in un qualche modo il settore commerciale. Tra il 2010 e il 2012 il reddito familiare medio è calato in termini nominali del 7,3 per cento, quello equivalente del 6; mentre la ricchezza media è diminuita del 6,9 per cento. Con una tale situazione dei bilanci familiari è senza dubbio corretto prevedere che l’andamento dei consumi, anche in Maremma, non poteva che risentirne pesantemente».

Gli operatori commerciali della provincia di Grosseto dichiarano per il periodo ottobre-dicembre 2013 rispetto allo stesso periodo del 2012, un ulteriore peggioramento del trend complessivo delle vendite negli esercizi al dettaglio (-8,6% a fronte di -7,1% riscontrato nel trimestre precedente). Il valore registrato da Grosseto risulta, in assoluto, il più elevato nella regione Toscana: Grosseto supera, in negativo, tutte le altre 9 province toscane.

Inoltre in provincia di Grosseto il persistente andamento negativo rinnova una prolungata flessione (negli ultimi sei anni – in tutte le indagini trimestrali il valore complessivo delle vendite al dettaglio risulta caratterizzato, senza soluzione di continuità, dal segno meno) che si manifesta, ancorché con spiccate diversità, in tutte e tre le tipologie del commercio al dettaglio. Le difficoltà maggiori si riscontrano, anche in questo trimestre, nella piccola distribuzione, 1-5 addetti, (-10,4%). La situazione non è molto diversa per la media distribuzione, 6-19 addetti, dove con -7,5% si registra una sostanziale conferma del valore del trimestre precedente (-8%). Tenendo presente i numeri da “capogiro”, il settore che sembra “soffrire” di meno, ma pur sempre in incremento negativo rispetto a quanto riportato nel terzo trimestre (-3,1%), è la grande distribuzione, 20 e più addetti, con -4,2%.

Pur mantenendo una certa differenza, la distanza tra food no food risulta decisamente più contenuta di quella fatta registrare nel III trimestre. Il settore classificato come altri prodotti non alimentari con -11,1% fa registrare una ulteriore caduta rispetto al già preoccupante -10,1% del trimestre precedente. Probabilmente per tale segmento l’orientamento dei consumatori verso quelli che per praticità potremmo indicare come prodotti di igiene della persona (prodotti farmaceutici, erboristerie ecc) e della mente (libri, giornali) risulta mutato a causa di alcune riconsiderazioni delle priorità di spesa o dalla crescente concorrenza di altre forme di vendita (internet). Continuano a soffrire anche il settore dei prodotti per la casa ed elettrodomestici (-9,5%) e quello dell’abbigliamento ed accessori (-7,8%).

 

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