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Niente primarie a Capalbio: Laura Maria Berti si ritira. Strada spianata per Bellumori

di Sabino Zuppa

CAPALBIO – Non ci sarà bisogno delle primarie per decidere il candidato della sinistra alle prossime amministrative di Capalbio. Laura Maria Berti, l’annunciata antagonista dell’ex sindaco Luigi Bellumori ritira la sua candidatura e lo fa con una decisione sofferta, ma allo stesso polemica nei confronti di tutto il Partito Democratico, sia comunale che provinciale, reo di aver messo in discussione la sua credibilità. Il tutto relativo ad un articolo apparso in passato su Repubblica in cui si faceva riferimento a notizie di stampa relative ad un suo pregresso coinvolgimento in procedimenti giudiziari, risultate totalmente infondate dopo la presentazione da parte della imprenditrice capalbiese di un documento emesso dal Tribunale di Roma che attestava l’inesistenza di procedimenti penali a suo carico.

Ma il Pd Capalbiese, ed in particolare il neo segretario dell’unione Marco Donati, ex assessore della giunta Bellumori rimasto al fianco della sindaco fino alla sua caduta, sembrerebbe non essersi mai convinto: «Nella riunione del direttivo dei primi di febbraio sono stata inopinatamente posta in discussione – ha comunicato Laura Berti al segretario del Pd – nonostante l’avvenuta validazione della mia candidatura da parte del comitato elettorale. La tua risposta ed il tuo successivo comportamento, sintomatici di un preciso quadro di riferimento, sono stati illuminanti: “Sto analizzando con estrema puntualità ed attenzione sia l’allegato che il corpo della tua comunicazione”. Esprimevano riserva e quindi diffidenza nei miei confronti, nei confronti della mia parola, che pure è valsa per molti anni per dirimere delicate questioni interne al partito ed amministrazione. A distanza di giorni e malgrado la promessa di una risposta a breve, evidentemente non si è ancora formata una convinzione: un silenzio assordante. Nel frattempo riunioni senza preavviso, decisioni unilaterali, ricerca di improbabili sponde».

«Ne emerge un quadro desolante, quanto meschino, di un gruppo dirigente prigioniero di una logica di potere asservita ad ambizioni ed interessi personali, ostile ed allergico al confronto, in rigorosa continuità con quanto ha condotto alla crisi di ottobre, capace addirittura di ignorare o distorcere le regole pur di perseguire i propri interessi di bottega. Con la mia candidatura avrei voluto esprimere il disagio verso questa cultura, che ha abbandonato la rappresentatività per il potere, la sintesi per gli interessi di parte. Ma questo non è il mio partito, non è il nostro partito – ha concluso lei nella sua missiva di congedo – ed io non posso continuare ad assistere a questo scempio. Sarà con sollievo e soddisfazione che apprenderai che per questi motivi ritiro la mia candidatura alle primarie e rassegno le mie dimissioni irrevocabili dal direttivo dell’unione comunale».

 

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