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La petizione di una maremmana contro il tumore al seno: «I lavoratori autonomi non possono ammalarsi»

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GROSSETO – Prosegue la campagna di sensibilizzazione di Daniela Fregosi, maremmana di 46 anni che vuole portare all’attenzione di tutti la situazione di chi, come lei, da lavoratrice autonoma si trova a combattere con un cancro al seno. «mi occupo dal 1992 di formazione aziendale su tutto il territorio nazionale operando come libera professionista con partita iva (iscritta alla gestione separata Inps) – afferma Daniela Fregosi -. Fin dal momento della diagnosi di cancro al seno, intuendo le difficoltà che mi aspettavano come lavoratrice autonoma, ho cominciato a mettere in atto tutta una serie di strategie di adattamento alla mia nuova condizione (condizione complessa che tra l’altro ha previsto anche un compagno vaporizzato mentre aspettavo i risultati della biopsia al seno e l’imperversare della crisi economica). Ma per quanto tu riesca ad accogliere e gestire il cambiamento nella tua vita personale e professionale, un tumore rimane un tumore e non è un’influenza che, massimo 10 giorni, te la levi di torno. Ho iniziato quindi ad informarmi su quali potessero essere gli “ammortizzatori sociali” a cui avevo diritto, consapevole che, anche se tutto andava bene, sarei stata fuori gioco per un bel po’ (come è poi realmente accaduto). Nessuno sapeva nulla sui miei diritti di lavoratrice autonoma».

«Mi sforzavo di dire a destra e manca che ero una libera professionista e che questo tumore al seno non aveva su di me lo stesso effetto che poteva avere su una lavoratrice dipendente che poteva tranquillamente ancora contare sul suo stipendio regolare (mentre invece io sin dal primo mese ero stata costretta a fermarmi) – prosegue Fregosi -. quello dei lavoratori autonomi che si ammalano è un problema diffuso e se ne parla poco solo perchè i professionisti sono i primi a nascondersi. Loro devono essere sempre splenditi, superperformanti, solari, motivati e motivanti, affascinanti e belli. Insomma “al top”. Perchè il loro mestiere è “vendersi” ad un mercato sempre più duro e concorrenziale, perchè il mondo della consulenza è una giungla piena di offerenti. E tra l’altro una giungla in piena crisi. Quindi? Quindi se hai il tuo momento anche passeggero di “vulnerabilità”, se ti ammali seriamente, meglio non dirlo troppo in giro se sei un lavoratore autonomo, che poi ti bruci rispetto al mercato».

«Per tutti questi motivi, oltre a lamentarmi e denunciare la condizione dei lavoratori autonomi che si ammalano seriamente, ho deciso di fare anche un gesto concreto – racconta ancora -. Ho iniziato la mia disobbedienza fiscale rifiutandomi di pagare l’acconto dell’Inps che arriva regolare a dicembre di ogni anno. Non si può salassare un contribuente per anni (ed i lavoratori autonomi a gestione separata come me lo sono eccome avendo ad oggi la più alta aliquota Inps arrivata ormai al 27,72% e la vogliono portare al 33%) e poi, al momento in cui diventa un paziente oncologico lo si tratta come se niente fosse, come se la sua vita personale, ma anche professionale, non fosse stata stravolta. Adesso, oltre ad occuparmi della mia salute e dei mie diritti, cerco anche di condividere le numerose informazioni che raccolgo attraverso il mio Blog ed ho fatto partire una PETIZIONE».

 

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Commenti

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  1. Scritto da rosalia

    e una vergogna in italia non hanno diritto a ammalarsi e a curarsi pesche costa troppo e questa povera donna non a diritto a curarsi . daniela siamo tutti con te