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Puntone, nautica in ginocchio, Vella: le vasche di espansione del Pecora riempite da gessi fanghi e pirite

SCARLINO – In seguito ai gravi eventi alluvionali dei giorni scorsi che hanno messo in ginocchio il comparto nautico del Puntone con l’affondamento di oltre 40 imbarcazioni, «lo sradicamento della piattaforma di alaggio-varo lato monte data in concessione al Porto Verde e conseguente difficoltà d’uso dello scivolo» Antonino Vella, componente della Consulta del mare, si rivolge al sindaco Maurizio Bizzarri che ricorda Vella «ha precisato, in una intervista, che prima dell’attuazione del piano di 140 costruzioni inserite nel nuovo piano regolatore, sarà prevista la ricostruzione dell’alveo del Fosso Portiglioni che dovrà raccogliere e convogliare le acque piovane in Fiumara, davanti al Tartana. Peccato però che il sindaco abbia dimenticato che nella zona ci sono già costruzioni ed attività economiche che, nonostante abbiano pagato le opere di urbanizzazione primaria e secondaria e pagato (e continuano a pagare) il Consorzio di Bonifica che dovrebbe tenere in sicurezza la zona, si ritrovano regolarmente sott’acqua con notevoli danni».

«Prima della costruzione della Marina di Scarlino, le acque piovane avevano libero sfogo verso il mare e, solo saltuariamente e per brevissime ore, la zona viveva situazioni di allagamento – prosegue Vella -. Negli obblighi della Promomar c’è la posa di idrovore per tenere asciutta la zona, ma evidentemente nessuno (tantomeno l’Amministrazione comunale) si sente in dovere di far rispettare le clausole della Convenzione. Riguardo alla messa in sicurezza della Fiumara il sindaco ha sollecitato la costruzione di vasche di laminazione a monte dell’Aurelia per creare zone di espansione al fiume Pecora per cui sarebbero stati stanziati milioni di Euro dalla Regione (perciò soldi pubblici, nostri). Il sindaco stranamente dimentica che il Pecora, fino agli anni ’60, aveva una sua naturale vasca d’espansione data dai 290 ettari del padule e che, nonostante l’opposizione di pochi “poveri ambientalisti talebani”, tale zona naturalmente dedicata ad assorbire le piene, è stata occupata da vasche colme di ceneri di pirite, fanghi, gessi e reflui liquidi riducendo ad 80 ettari la zona umida a disposizione delle esondazioni».

«Riguardo poi alla ricostruzione delle sponde ed in modo particolare della zona alaggio-varo imbarcazioni mi chiedo quali siano le intenzioni dell’Amministrazione per evitare di veder bloccare un settore che vede impegnati, oltre agli operatori del Porto Verde, gli innumerevoli artigiani del settore nautico; e, cosa non secondaria, mi chiedo quali siano le prospettive in atto per mettere in sicurezza lo scivolo che è punto di riferimento per la nautica carrellabile del territorio e turistica nazionale». Vella, come membro della Conculta, conclude chiedendo che venga convocata al più presto un’assemblea.

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