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Criminalità, Bonifazi: «No alle ronde, a Grosseto ancora alta qualità di vita»

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GROSSETO – «Sono contrario di principio ai falsi “miti” come le ronde. Quelle poche effettivamente partite altrove, si sono dimostrate puntualmente inutili e altrettanto puntualmente sono finite nel nulla». A parlare è il sindaco di Grosseto Emilio Bonifazi. «Ciò che temo è un’involuzione generale del senso comunitario, con l’idea di una città che non presidia pacificamente le sue piazze e le sue strade, che parla di Mura abbandonate quando solo nell’ultimo anno è stato fatto quanto nei venti precedenti, che si chiude in casa e magari sogna di liberalizzare l’uso delle armi, come in America e con i risultati drammatici che sono sotto gli occhi di tutti. Una società che tende nuovamente a individuare negli extracomunitari la causa di tutti i mali. A me una società come questa fa ancora più paura perché realizza una crescente distanza tra la sicurezza reale e la percezione che se ne ha, tra il problema vero e la propaganda emergenziale».

«Grosseto non è una città in mano ai criminali, dove non si può passeggiare, popolata da orde di rapinatori di colore che attendono solamente che gli voltiamo le spalle – precisa il sindaco di Grosseto -. Anzi è una città con un’alta qualità della vita come riportano tutte le statistiche. Con questo mio intervento non intendo certo sminuire le difficoltà e gli atti criminali che vengono commessi a Grosseto e che stanno crescendo di numero. In particolare i cosiddetti “reati predatori” (scippi, rapine, furti ecc.) che si pongono in evidente collegamento con la crisi economica. Ecco il vero problema che, come la criminalità, esiste ed è grave, anche se non vedo particolare sensibilità nel comprenderne le ragioni. Noto tante proposte di assemblee pubbliche che si ridurranno sistematicamente ad una vetrina di annunci generici, di richieste a “fare di più” e di indiscriminata individuazione dei responsabili più “comodi” da accusare».

«Io invece credo nella prevenzione, nell’educazione dei cittadini, nella solidarietà vera e non di facciata – prosegue Bonifazi -, nelle politiche sociali ed economiche, nella coesione di una comunità critica ma che pensa positivo e non è distruttiva, nella collaborazione tra istituzioni e cittadini e in un lavoro di squadra. E nell’impegno delle forze dell’ordine, nei contenuti del patto per la sicurezza che ha portato sale operative coordinate, che ci ha consentito anche di moltiplicare la videosorveglianza cittadina. Quello che chiedo ai cittadini è dunque di indignarsi quando le forze dell’ordine protestano in poche decine contro tagli che gli impediscono anche di fare il pieno alle macchine; quando i governi, tutti, tagliano i fondi nazionali per il contrasto alle povertà e in generale i trasferimenti agli enti locali che poi, come a Grosseto, fanno i salti mortali (ovviamente non a costo zero) per garantire un alto livello di spesa sociale (mai nemmeno sfiorata da chi oggi cavalca le legittime paure dei cittadini). Mantenere alta la spesa sociale per le case e i servizi educativi, inventandosi ogni giorno qualcosa per andare avanti, tenendo bassa la compartecipazione ai servizi a domanda individuale e sempre più legandola al reddito: queste sono strategie concrete in favore della sicurezza. A queste ci credo; è della difficoltà a conservarle che mi preoccupo, anche in termini di percezione di insicurezza e di condizioni fertili all’aumento di vari fenomeni di devianza sociale».

«E’ bene essere chiari – puntualizza Bonifazi -. Dove la gente si è chiusa in casa, e magari ha comprato armi, ha individuato capri espiatori nelle minoranze e ha chiuso gli occhi sulle cause effettive dei problemi, la sicurezza è peggiorata e la criminalità aumentata. Chiedo davvero a tutti uno sforzo di lucidità nel guardare alla nostra città, che ha i problemi di tante altre e con amministratori che certo non sottovalutano certi fenomeni, anche perché a Grosseto ci vivono con le loro famiglie. Chiedo di rivendicare con forza un ritorno da parte della politica nazionale ad una diversa selezione delle priorità senza lasciarsi trasportare dal disfattismo di chi si chiude nelle sue certezze, insultando tutti gli altri. Chiedo soprattutto di fuggire dalla facile demagogia di chi cerca solo un po’ di visibilità ma né oggi né in passato ha mai avuto uno straccio di soluzione a parte quella di creare allarme e ulteriore paura, quindi le condizioni migliori per un arretramento sociale e culturale».

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