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“Polemica extravergine”. Dalla Maremma all’America: il nostro olio spedito al New York Times

GROSSETO – “Non siamo tutti dei truffatori, invitiamo i redattori del The New York Times ad assaggiare i nostri prodotti”. Questa è la provocazione dei frantoiani di Confartigianato Imprese Grosseto. L’invito è rivolto proprio a chi ha dato forma ad una denuncia pesante che, con una pericolosa ed ingiusta generalizzazione, ha tacciato gran parte dei produttori italiani di sofisticare l’olio che viene venduto all’estero.

L’articolo della testata americana danneggia senz’altro l’immagine dell’olio made in Italy ed è probabile, come già hanno sottolineato in molti, che possa determinare una flessione delle vendite. Questo perché i consumatori, senza approfondire la questione, saranno portati ad associare l’ “olio italiano” alla parola “frode”, binomio che non corrisponde alla verità dei fatti.

“L’accusa è che gran parte del nostro extravergine d’oliva venduto nel mondo è adulterato e mescolato con oli meno nobili – spiega Emiliano Calchetti, funzionario della Confartigianato che segue il settore dell’alimentazione – Sebbene quella delle frodi alimentari sia una problematica reale e preoccupante, da contrastare e combattere, è evidente che siamo di fronte ad una pericolosa generalizzazione che offende e danneggia gli onesti produttori di olio che hanno da sempre lavorato per valorizzare e difendere la qualità e tipicità dell’olio di oliva italiano”.

“La contraffazione e la frode del made in Italy è un gravissimo problema da combattere e reprimere duramente – spiega il presidente dei frantoiani di Confartigianato, Paolo Sabatini – Si potrebbe triplicare il nostro export agro-alimentare se riuscissimo a recuperare le quote di mercato che sono sottratte alla nostra identità nazionale dalle migliaia di prodotti che di italiano hanno solo il nome. Ma la strada da percorrere non è certo la denigrazione della nostra produzione nazionale. L’extravergine italiano è e deve essere essenzialmente sinonimo di alta qualità, bontà e genuinità. Voglio ricordare ai giornalisti del New York Times che proprio l’olio d’oliva, è uno dei prodotti più apprezzati nelle fiere enogastronomiche americane, non ultima quella del Fancy Food Show che si è conclusa da poco a San Francisco. Infine vorrei invitare i consumatori a prestare molta attenzione nell’acquisto dell’olio di oliva: sul mercato si trovano spesso prodotti venduti a prezzi che non riescono a coprire neanche i costi di raccolta delle olive. In questi casi siamo evidentemente di fronte a prodotti mediocri, spesso anche dannosi per la nostra salute”.

Da qui l’invito ad assaggiare l’olio di chi lavora con passione e attenzione, nel rispetto di tutte le norme vigenti, con la cura di chi non vuole far altro che migliorarsi giorno dopo giorno. Sarà quindi inviata alla redazione del New York Times una bottiglia di buon extravergine maremmano. E non solo. Se i redattori del quotidiano americano non fossero ancora convinti (nonostante l’invio dell’olio) il segretario generale di Confartigianato, Mauro Ciani, si impegna fin da adesso ad invitarli in Maremma, a spese dell’associazione, per la prossima campagna di molitura 2014-2015, così che possano assistere di persona a tutte le fasi produttive dell’olio – dalla raccolta delle olive, alla frangitura, all’imbottigliamento fino all’etichettatura – e verificare quindi con mano la tracciabilità dei nostri prodotti, la trasparenza del processo produttivo e l’alta qualità dei nostri extravergini.

 

Commenti

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  1. Scritto da alex

    Il new york times dovrebbe preoccuparsi di molto altro invece di attaccare i produttori di olio d´oliva facendo di tutta l´erba un fascio ed infamare anche coloro che fanno il proprio mestiere con devozione e rispetto delle leggi. Quel giornale, dovrebbe preoccuparsi di piú della situazione in casa propria soprattutto di controllare l´origine e la qualitá dei prodotti alimentari utilizzati dalle grandi catene di fast food del loro paese.