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Capo Nord: in Argentina da plaza de Mayo alla Pampa alle bettole dei tanghèri foto

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a cura di Simone Pazzaglia

Un viaggio si inizia a preparare prima di tutto mentalmente. Si entra in contatto con ciò che si vuol vedere e poi si parte. Mi sono reso conto che il mio viaggio era iniziato nel momento in cui ho messo a letto mia figlia la sera prima di partire.

Viaggio in Argentina

Gli aeroporti mi piacciono. Un’infinità di informazioni e piccoli racconti che passeggiano per i corridoi o sulle scale mobili.

Mi piacciono anche gli aerei, mi ricordano la sensazione di dover stare in casa nelle giornate di pioggia. Hai la libertà di oziare senza senso di colpa.

Libri, moleskine, appunti, guide Lonley Planet, e film per ammazzare migliaia di chilometri.

Arrivo a Buenos Aires di prima mattina con le vie centrali quasi deserte e le serrande abbassate, una specie di città fantasma. Questo forse è il momento migliore per passeggiare e visitare questo splendido posto che però nel giro di poche ore si trasforma in un brulichio di gente e macchine che sfrecciano in tutte le direzioni. Si respirano le lotte e le battaglie e i soprusi che questa città ha subito negli anni. Qui nello scorso secolo si sono susseguiti regimi militari più o meno dittatoriali fino ad arrivare all’attuale presidente democraticamente eletto, la Peronista Kirchner.

Abbiamo visitato la Plaza de Mayo dove ogni giovedì ancora oggi è possibile veder sfilare madri e nonne che manifestano, con un fazzoletto bianco legato in testa, davanti al palazzo del governo chiedendo che non si dimentichino i migliaia di desapacecidos. Uomini e donne fatti scomparire dai vari regimi in quanto presunti oppositori politici. Abbiamo visitato il cimitero dove si trova la tomba di Evita Peron, Palermo il quartiere con grandi parchi, ville e ambasciate, la città vecchia, il Porto e la Boca dove si può vedere il mitico stadio della Bomboneira in mezzo a prati dove tanti bambini simili a piccoli Maradona tirano calci a palloni improvvisati. La Boca con le sue case di mille colori, case povere fatte di lamiere e legno, colorate con i colori sgargianti degli avanzi di pitture delle navi. Non è fuori il caso di incontrare tra le viuzze ballerini di Tango che si esibiscono per i turisti pronti a farsi immortalare in convulsi abbracci.

Il secondo giorno siamo partiti per la “Pampa Arghentina”, la sconfinata pianura con le sue estancia e i gaucho simili ai nostri butteri maremmani. Abbiamo visitato l’immensa tenuta che si perde a vista d’occhio della Candelaria e qui abbiamo mangiato l’asado e altra carne cucinata in enormi tranci impilati in croci di ferro situate vicino al fuoco ad abbrustolire lentamente. Abbiamo assistito alla festa gaucha con ballerini e cavallerizzi e anch’io, dopo una bottiglia di buon vino rocho, mi sono esibito in passi di tango ed ho sfidato i gaucho in giochi a cavallo riscuotendo notevole popolarità.

Ci spostiamo nei giorni successivi nella penisola di Valdez ed è qui che incontriamo Claudia la guida locale, biologa, attivista per la salvaguardia degli animali e scrittrice per bambini. Una bella persona di vasta cultura e dal grande cuore. Valdes è immersa nella natura, questa terra è stata d’ispirazione a scrittori e poeti di tutti i tempi. Distese pianeggianti che si perdono a vista d’occhio fino ad assumere la fisionomia di paesaggi lunari. Entriamo in riserve naturali dove possiamo avvicinarci a leoni marini, elefanti marini, pinguini magellano, guanacho simili a dromedari e un’infinità di uccelli. È sempre qui in questa natura sconfinata che possiamo imbarcarci in un gommone e avere un’esperienza unica a contatto con le Balene. Hanno partorito da poco ed è tutto un affiorare di teste e code di madri e cuccioli appena nati. Portano su dagli abissi una voce celestiale simile al pianto di un bambino che infonde una sensazione di serenità e pace. Nessuno parla più al ritorno, ognuno è preso in un dialogo interiore come fosse stato direttamente messo in contatto con madre natura.

Tappa successiva El Calafate. Un posto magico, un paesino sperduto, un’unica via con negozi, alimentari e hotels. Il primo giorno ci troviamo sballottati da un vento assurdo, una cosa mai vista, si poteva rimanere in piedi lasciandosi cadere in avanti a braccia aperte. Per fortuna quel vento tempestoso è durato solo poche ore lasciando il passo a un sole stupendo. Abbiamo visitato una riserva di uccelli, il museo del ghiaccio e ci siamo fatti un aperitivo al bar artico a meno 10. Ma lo spettacolo più bello è stato il trekking sul Ghiacciaio Perito Moreno. Una distesa enorme di ghiaccio di color celeste e blu. Qui in questo paesaggio lunare e freddo si può sentire la voce del ghiacciaio fatta di scricchiolii, suoni sotterranei e i boati simili a motori di aereo nel momento in cui si stacca in enormi blocchi rovinando e precipitando in mare in schizzi, schiuma e iceberg che riaffiorano e prendono il largo. Un’esperienza unica.

Prolunghiamo il nostro viaggio verso Ushuaia la città più a sud del pianeta. Qua un cartello dice “benvenuti alla fine del mondo”. Ushuaia in lingua aborigena significa baia che guarda a ovest e si trova nella Terra del Fuoco. Pensando a questa terra uno si immagina distese di deserto incandescente o vulcani in eruzione. Ecco è l’esatto contrario. Il suo nome deriva dai primi coloni Spagnoli che si spinsero in queste terre incontrando la Tribù Yamana che riuscivano a vivere quasi completamente nudi a temperature inferiori a meno dieci. Questi indigeni riuscivano a trasportare i fuochi direttamente sulle loro imbarcazioni mentre si spostavano per la caccia e da qui il nome terra del fuoco. Per la cronaca gli Yamana sono stati sterminati una volta entrati in contatto con gli esploratori europei a causa dei virus influenzali che quest’ultimi gli trasmisero. Ushuaia è nata come centro penitenziario ed è qui che venivano spediti i più grandi assassini e criminali argentini. Quelli più conosciuti a noi Europei probabilmente sono quelli descritti da Chatwin nel suo famoso romanzo Patagonia; Butch Cassidy, Sundance Kid e la bella amante dei due Etta Place. I detenuti venivano fatti lavorare come boscaioli, costruivano chiese, case e il famoso treno a vapore che serviva a trasportare i detenuti. Sempre ad Ushuaia abbiamo attraversato il Canale di Beagles che divide come confine la terra argentina da quella cilena. Il canale è ricco di isolotti dove nidificano cormorani, leoni marini e pinguini Imperatore. Il canale prende il nome dall’imbarcazione guidata dal famoso capitano Fitzroy che insieme a Charls Darwin attravbersarono queste terre prendendo importanti spunti per la compilazione della teoria sull’evoluzione della specie.

Dal Polo Sud ci siamo rimessi in viaggio per arrivare a Iguazù, la terra più settentrionale al confine con il Brasile. Qui le temperature erano notevolmente aumentate alzandosi fino a 36 gradi tanto che il nostro abbigliamento è passato da giacconi e maglie termiche a pantaloncini e t-shirt. Abbiamo visitato le famose cascate di Iguazù, uno spettacolo incredibile; dopo aver camminato in passarelle sopra il fiume e attraversato boschi si arriva in piattaforme proprio sopra le cascate. È possibile ammirarle sia dal lato Argentino che da quello Brasiliano ed entrambi hanno un fascino unico. Si arriva così alla Catarata del Diablo un’enorme distesa d’acqua che quasi spaventa e che allo stesso tempo affascina e ipnotizza nel suo continuo scorrere e cadere e risalire in migliaia di spruzzi. Nell’abisso di schiuma e vapori volteggiano rondini e altri uccelli che hanno fatto i loro nidi proprio dentro le cascate. Nel lato Brasiliano ti ritrovi invece quasi dentro la cascata e devi proteggerti dai suoi spruzzi con impermeabili.

L’Argentina ti lascia dentro un po’ di tutto, musica, buon cibo, gente rilassata, mare, ghiaccio, mate, vento e sole. Ti lascia dentro la voglia di tornare e cominci a pensare che, perché no, potrebbe essere il posto giusto.

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