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Caso Gavorrano: «Qui si è tentato un golpe. Attendiamo la decisione dei giudici»

di Daniele Reali

GAVORRANO – Sale l’attesa a Gavorrano in vista dell’udienza del 21 gennaio quando a Roma il Consiglio di Stato dovrebbe decidere se rinviare o meno il comune alle elezioni. Una vicenda che nei giorni scorsi è rimbalzata anche sulla cronaca nazionale (sulle pagine de L’Espresso) e che nei mesi passati è finita più volte in parlamento perché i comuni coinvolti nel caso delle firme autenticate sono una decina, sparsi un po’ in tutta Italia, tra Toscana, Puglia, Campania e Basilicata.

Il dubbio che un consigliere provinciale possa o meno autenticare le firme per delle elezioni comunali per il momento rimane, considerato il diverso orientamento dei tribunali regionali, e toccherà al Consiglio di Stato prendere una decisione definitiva visto che fino ad oggi la politica per esempio non è riuscita a risolvere questo “dilemma”.

Eppure la politica ci ha provato. Nel corso del 2013 – come ha spiegato Elisabetta Iacomelli (nella foto), sindaco decaduto il 26 settembre scorso dopo la sentenza del Tar Toscana e che oggi, a pochi giorni dalla fatidica decisione, ha voluto incontrare i giornalisti – «ci sono stati diversi tentativi per provare a risolvere questo dubbio interpretativo».

La prima iniziativa fu quella di Riccardo Nencini, segretario nazionale del Psi. «In quel caso qualcuno gridò allo scandalo – ha ricordato la Iacomelli -, ma all’iniziativa di Necnini che noi incoraggiammo, ne sono seguite tante: quella dell’onorevole Luca Sani del Pd che ha portato all’approvazione di ordine del giorno per impegnare il governo a trovare una soluzione e non rimandare al voto i comuni coinvolti, e quella di Sinistra Ecologia e Libertà che ha presentato un emendamento a firma dell’onorevole Nazzareno Pilozzi e altri due deputati di Sel».

Anche nel decreto su “Roma Capitale” è stato presentato un emendamento poi ritirato all’ultimo minuto e questo, al Senato, è stato l’ultimo tentativo per trovare una via legislativa al problema.

Adesso, a pochi giorni, tutto è affidato ai giudici romani. Saranno loro a decidere. «Noi abbiamo vissuto questa situazione fino ad oggi come una profonda ingiustizia. A Gavorrano c’è chi ha tentato di fare un golpe chiedendo di governare dopo aver perso. Questo non è mai accaduto in Italia. Noi abbiamo vinto le elezioni in modo netto. Aspettiamo il giudizio del Consiglio di Stato con la consapevolezza che ci sia il rischio di tornare al voto. Certo che l’altro rischio, quello appunto del golpe, del subentro di chi ha perso di fronte ai cittadini, non vogliamo prenderlo nemmeno in considerazione».

Martedì si saprà sicuramente qualcosa in più anche se c’è la concreta possibilità di un rinvio dell’udienza. Per i tre comuni sui quali si deciderà, Gavorrano, Valenzano e Tricarico è stata chiesta una istanza di convocazione dell’adunanza plenaria. Di solito viene convocata nei casi di contrasto delle decisioni tra sezioni diverse del Consiglio di Stato, ma anche per importanza di materia. È possibile quindi che il “d-day” della politica gavorranese slitti, anche se tutto si dovrebbe concludere entro fine gennaio.

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