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Mabro, la Rsu scrive a Russotto: «In fabbrica lavoro inutile e confuso»

di Lorenzo Falconi

GROSSETO – E’ il periodo delle lettere alla Mabro, ma Babbo Natale c’entra ben poco, perché il destinatario preferito di queste giornate natalizie è sempre e soltanto Giampiero Russotto, il commercialista pratese nominato commissario dal tribunale di Grosseto. Sono le Rsu di sponda Cgil a tornare alla carica su quanto avvenuto questa mattina in fabbrica. Nessuna tensione, questa volta, come riportato dalle colleghe al lavoro in azienda, perché l’oggetto della lettera è ben differente e riprende ciò che già il 23 dicembre era stato inviato al commissario, senza successo in termini di risposte attese. «Abbiamo chiesto alle lavoratrici ed ai lavoratori del reparto taglio, che non erano stati chiamati al lavoro pur svolgendo un ruolo importante, di rientrare per completare in una giornata, massimo due, quel lavoro che è fondamentale per far lavorare gli altri dipendenti lungo la catena – spiegano -. Ebbene mancavano i prospetti». Le Rsu della Cgil entrano nello specifico: «Il prospetto è quel documento dove viene indicato cosa preparare, come prepararlo e per chi. In sintesi senza quel documento, che dovrebbe semplicemente essere una automatica conseguenza degli ordini ricevuti, nessuno sa cosa fare e come farlo. Inoltre il pochissimo lavoro era sparso, in modo confuso tra ordinari, urgenti e su misura lungo tutta la catena. Aggiungiamo che sul cartellino degli urgenti è riportato il 10 dicembre come data di consegna, nessuno riporta la scadenza del 31 dicembre, come è invece affermato nella comunicazione inviatale dal signor Santoro».

«Non intendiamo dirigere l’azienda e nemmeno ne abbiamo la presunzione, ma la nostra esperienza ci fa capire che la stanno prendendo in giro, quello che non riusciamo a comprendere è perché lei lo permetta – scrivono al commissario le Rsu -. Il lavoro che avrebbe dovuto essere consegnato non entro questo mese, ma entro il 10 dicembre, continuando così le cose, non uscirà nemmeno fra tre mesi (30 capi debbono ancora essere tagliati e sono senza prospetto) e anche facendo rientrare tutti al lavoro difficilmente sarà completato entro gennaio, vista la confusione esistente in azienda». Le Rsu, quindi, dubitano apertamente della richiesta inoltrata qualche giorno fa dall’amministratore unico di Abbigliamento Grosseto Maurizio Santoro. «Non si tratta di rispetto della rotazione o di gelosie tra chi lavora e chi no, ma di verificare l’esistenza di reali contratti per i capi in fase o in attesa di produzione, abbiamo forti motivi per dubitare della loro esistenza – osservano – si tratta di comprendere che tipo di attività deve essere fatta, programmarla, pianificarla e solo dopo chiamare le persone necessarie per professionalità e numero. Si tratta di far gestire le fasi della lavorazione a persone competenti, non affidare tutto a chi ha già contribuito a rovinare l’azienda e che continua a farlo».

Infine l’appello lanciato a Russotto: «Le consigliamo e la invitiamo quindi a non riaprire l’attività lunedì prossimo senza aver fatto le dovute verifiche. Non si può continuare a bruciare risorse che sono anche e soprattutto nostre e che ci occorrono come il pane per avere qualche prospettiva per il futuro. Per essere chiari sino in fondo – concludono dalle Rsu -, abbiamo cercato e trovato possibili commesse perché con le lavoratrici ed i lavoratori siamo convinti che è fondamentale avere continuità lavorativa per impedire che le nostre macchine diventino ferro vecchio se restano ferme ancora per mesi, e per avere maggior possibilità di trovare un compratore, ma non siamo disponibili a farlo in perdita e, soprattutto, in modo stupido».

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