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Il Natale a tappe del vescovo Cetoloni: da Bagdad al carcere di Grosseto ai luoghi di lavoro foto

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di Barbara Farnetani

GROSSETO – Sarà un Natale diffuso, un Natale a tappe quello del vescovo della Diocesi di Grosseto Rodolfo Cetoloni. Un Natale il cui tour è già partito, questa mattina monsignor Cetoloni, assieme a don Enzo, ha fatto visita ai detenuti di via Saffi, e ha celebrato con loro la messa, un momento forte e importante, poi ha fatto visita al sindaco Emilio Bonifazi a cui ha portato la Stella di Betlemme, che è posta sulla natività. Già ieri però il vescovo era stato alla Tioxide e alla Nuova Solmine, per ribadire che il Natale è nei luoghi dove la gente vive e lavora.

Ma il Natale a tappe di Cetoloni è partito da più lontano, dall’Irak, a Bagdad (nella foto sotto un momento della visita), dove grazie alla Fondazione Giovanni Paolo II, di cui il vescovo è membro, è nato un oratorio, un centro che offre sostegno alla cittadinanza stremata dagli attentati. Qui la fondazione vorrebbe costruire una scuola, un progetto importante perché darebbe speranza a chi vive in una terra da cui tutti vogliono fuggire. «La prima volta che sono stato a Bagdad – ricorda Cetoloni – la città fu dilaniata da 10 diversi attentati. Vidi il luogo dove doveva nascere il centro di notte, illuminato dai flash delle macchine fotografiche». Qui è nata una sorta di oasi con un campetto di calcio, due sale a pianoterra, e due per la palestra, il terzo piano per i sacerdoti. Il tutto costruito grazie ai proventi provenienti dalla Germania e dall’8 per mille italiano.

Qui musulmani e cristiani operano fianco a fianco, anche con i 600 membri della Caritas irakena «In una sala una ragazza insegnava il mestiere di parrucchiera, mentre in un’altra una donna musulmana faceva imparare taglio e cucito. Quando siamo andati ad inaugurarla nella casa di riposo c’era un uomo, di 74 anni, che aveva perso moglie e figli in un attentato – prosegue Cetoloni – la prima cosa che ci ha chiesto quando ci ha visto è stata di portarlo via dall’Irak. Ci hanno chiesto di continuare a collaborare con loro e così abbiamo pensato ad una scuola che dovrebbe sorgere in un’area dove una volta c’era una scuola di Carmelitani poi requisita da Saddam e che è andata in rovina». Per questa scuola è già stato chiesto un preventivo e il vescovo ne ha già parlato al sindaco e l’intento è quello di presentarlo anche alla cittadinanza grossetana, per dare «l’opportunità al cuore della città di aprirsi e allargarsi anche a diversi contatti».

 

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