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Per cassintegrati e lavoratori in mobilità arriva il progetto “Utili” che garantirà formazione e sostegno al reddito

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di Barbara Farnetani

GROSSETO – Una speranza per chi si trova in cassa integrazione, o per chi è in mobilità. Un modo per integrare lo stipendio sempre più magro, per ridare la dignità a chi, magari dopo 20 anni di lavoro, si ritrova senza fare nulla, e al contempo anche per dare competenze e formazione. È il progetto “Utili”, su cui la Provincia di Grosseto crede molto, tanto da investire 50 mila euro del proprio bilancio. Un modo per aiutare la gente (580 i lavoratori che potrebbero usufruirne) a superare questo momento di crisi e non farsi trovare magari fuori dal mercato quando ci sarà la ripresa. Si tratta di un ammortizzatore sociale differente, che vuole ricollocare la gente sul proprio territorio, sfruttando le competenze raggiunte in anni di lavoro, e magari aggiungendone di nuove. Non sono lavori socialmente utili, non si vuole creare aspettative che poi saranno deluse, i progetti infatti non potranno andare oltre i 6 mesi. «Questo – dice il presidente della Provincia Leonardo Marras – è il vero welfare attivo locale».

Praticamente però come funziona? Intanto il progetto, come afferma Massimo Caramelli responsabile del servizio Centri per l’impiego «è rivolto a quei lavoratori che si trovano in cassa integrazione a zero ore o ai percettori di indennità di mobilità quindi a coloro che sono a rischio perdita lavoro o che lo hanno già perso». I comuni presenteranno dei progetti, per cui è previsto uno stipendio, la metà dei quali (sino a 500 euro) sarà coperta dalla provincia. Non potranno durare più di sei mesi e per non oltre 20 ore settimanali. Del percorso farà parte anche un processo formativo, a carico dei centri dell’impiego. Sono “percorsi formativi di utilità sociale” e la partecipazione sarà assolutamente volontaria così da far si che, chi decide di non partecipare, non perda in qualche modo il diritto magari alla cassa integrazione. Un modo per rendere i comuni partecipi anche delle politiche attive del lavoro.

«Quello che vogliamo – precisa Cinzia Tacconi – è cercare di individuare una piccola risposta che interesserà 580 lavoratori (potremmo arrivare a 2000 avendo più risorse). Si è cercato di individuare forme innovative per dare risorse alle imprese. Progetti sperimentali che potrebbero essere utilizzati come nuovi strumenti di welfare anche in altri territori». «In un momento così difficile serve una tutela sia materiale che psicologica: è drammatico non avere nulla da fare dopo anni – afferma Claudio Renzetti segretario della Cgil -. Andremo dai sindaci, pre spiegare il progetto, perché così potranno svolgere una funzione importante per diversi loro cittadini. Faccio un esempio: Follonica ha 80 cassintegrati dell’ex Consorzio Etruria, professionalità che non devono andare sprecate. Questa può essere una opportunità per dare qualcosa in più al territorio». «Questo percorso – gli fa eco Fabrizio Milani segretario Cgil – ci deve vedere protagonisti. Un percorso formativo che ricreai posti di lavoro e certezze. Credo che qui ci siano le basi per creare queste aspettative, e perché non resti fuori chi ha un’età elevata.»

«Può sembrare un intervento minimalista e invece questo è solo un mattone ma se tutte le province d’Italia lo facessero potrebbe essere una spinta alla ripresa – aggiunge Gianni Baiocco segreario Uil -. Non è un progetto che cade dall’alto sugli utenti. Lo gestisce la Provincia ma dentro ci sono sindacati e comuni. Per questo vogliamo andare a parlare con tutti i comuni. Due gli elementi: l’integrazione al reddito e la possibilità di riconvertirsi. L’invito ai comuni è a far partire l’avviso già da gennaio. I fondi, per ora, sono questi ma se la risposta è positiva ci si impegna a fare di più». E Baiocco fa un esempio «Un progetto potrebbe riguardare ad esempio la manutenzione del verde pubblico».

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