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Quell’elefante che viene dalla preistoria. In Maremma i resti dell’animale – FOTO foto

GROSSETO – Le zanne di un antico elefante tornano alla luce in Maremma. Sono i resti di un esemplare di Elephas antiquus, animale preistorico che sono stati ritrovati nel sito archologico di Poggetti Vecchi, non lontano da Grosseto, all’interno del terreno di Aldo Ceccrelli, che non solo è il proprietario dell’appezzamento di terra, ma anche il finanziatore della campagna di scavi. I resti sono stati ritrovati durante i lavori di approfondimento di un piccolo invaso artificiale per la costruzione di una vasca termale condotti sotto la sorveglianza della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana.

Saranno recurati e restaurati e i più significativi entreranno a far parte della collezione del Museo di storia naturale della Maremma.

Il sito archeologico – La sequenza stratigrafica vede più livelli di frequentazione umana, gli ultimi dei quali riferibili al Paleolitico medio, con abbondanti strumenti in pietra (industria litica), reperti lignei e resti di numerose specie animali, fra cui in particolare Elephas antiquus. Come indica la natura dei depositi carbonatici rinvenuti nei livelli antropizzati, si tratta di un sito caratterizzato già in antico dalla presenza di acque termali, e dove l’insediamento è documentato in diverse fasi, probabilmente legate alle occupazioni connesse all’attività venatoria, rivolta in particolare ad Elephas antiquus, di cui sono stati rinvenuti resti riferibili a più soggetti.

La campagna di scavi – Il sito di Poggetti Vecchi riveste una straordinaria importanza, trattandosi del primo esempio in Toscana di insediamento preistorico pluristratificato in cui è testimoniata la caccia a questa specie animale; è pertanto di grande soddisfazione che proprio intorno all’attività della Soprintendenza si siano raccolte le energie di tutti gli enti interessati a ricostruire la più antica storia della Maremma, per una adeguata conoscenza e valorizzazione di questo eccezionale contesto.

Lo scavo, diretto dai funzionari della Soprintendenza Gabriella Poggesi e Biancamaria Aranguren e condotto dagli archeologi preistorici Giuditta Grandinetti e Floriano Cavanna, con l’ausilio del Gruppo Speleologico Naturalistico Maremmano, si è svolto nel 2012 ed è stato interamente supportato logisticamente e finanziariamente dal proprietario Aldo Ceccarelli.

Un lungo lavoro attende adesso l’equipe interdisciplinare che ha iniziato a restaurare, catalogare, studiare e datare i resti archeologici, anche nell’ottica della futura valorizzazione e diffusione dei dati. Fra le diverse professionalità coinvolte sono presenti specialisti della Soprintendenza (Biancamaria Aranguren, Pasquino Pallecchi e Gianna Giachi), dell’Università di Firenze (Dipartimento di Scienze della Terra: Paul Mazza, Marco Benvenuti; Dipartimento di Biologia evoluzionistica – Biologia vegetale: Marta Mariotti Lippi); dell’Università di Roma La Sapienza (Dipartimento di Scienze della Terra: Daniela Esu); dell’Università di Roma 3 (Dipartimento di Scienze della Terra: Elsa Gliozzi); dell’Università di Trento (Laboratorio di Preistoria: Stefano Grimaldi e Fabio Cavulli); dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria (Anna Revedin); del PIN di Prato (Franco Niccolucci).

A conclusione degli scavi, la Soprintendenza ha sottoscritto un protocollo d’intesa con la Fondazione Grosseto Cultura, che prevede un coinvolgimento del Museo di Storia Naturale della Maremma: quest’ultimo si occuperà, sotto la direzione scientifica della Soprintendenza, del restauro dei reperti paleontologici e della loro datazione. Queste attività sono finalizzate alla successiva esposizione del materiale presso il Museo, nella propria sede o in altri locali idonei, congiuntamente individuati. La Fondazione Grosseto Cultura si è impegnata ad espletare presso il MiBAC le formalità amministrative per il deposito pluriennale dei reperti paleontologici sottoposti a restauro, secondo la normativa vigente.

Contestualmente, la Fondazione Grosseto Cultura ha richiesto ed ottenuto dalla Cassa di Risparmio di Firenze il finanziamento di una parte sostanziale del progetto di restauro dei reperti paleontologici del sito di Poggetti Vecchi.

Il restauro – I lavori saranno condotti dalla Cooperativa Atlante (Grosseto) sotto la supervisione dei tecnici del MiBACT (Simona Pozzi e Salvatore Caramiello); al termine del restauro, che avrà durata di un anno, i reperti più significativi entreranno a far parte delle collezioni del Museo di Storia Naturale della Maremma, diretto da Andrea Sforzi. Gli interventi sono mirati in particolare alla preservazione di alcune zanne di Elephas antiquus, che ad oggi costituiscono un rinvenimento decisamente straordinario per il territorio grossetano.

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