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La sfida della modernità: ecco il calendario 2014 dei Carabinieri tra sacrificio e onore foto

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di Barbara Farnetani

GROSSETO – Una immagine di due carabinieri nella tormenta. È la copertina dell’edizione 2014 del Calendario dei Carabinieri, che giunge a 200 anni dalla nascita dell’Arma. Una pubblicazione particolarmente importante, in primis perché chiude un ciclo, di quattro anni, sulla storia dell’Arma, fondata le 1814 con all’attivo, all’epoca, 800 elementi. E poi perché mostra chiaramente come il ruolo di questo corpo, nei secoli si sia arricchito e affinato, andando a coprire le attività più disparate, dalle indagini nei rapimenti alle attività contro la contraffazione, dal recupero di opere d’arte trafugate o falsificate, all’impiego in contesti internazionali e teatri di guerra. Cosa che emerge bene nelle pagine centrali in cui sono riprodotti due dipinti, uno attinente alle attività dei Carabinieri nel 1914, nel primo centenario, e uno sui molti impieghi dei Carabinieri di oggi.

L’edizione 2014 del calendario ripercorre gli anni dal 1964 ad oggi, il Vajont e L’Aquila, la lotta al terrorismo, la tutela nelle manifestazioni pubbliche, ma anche l’impegno nei Balcani e il ruolo delle donne… Insomma, come ha sottolineato il comandante provinciale dei Carabinieri Gerardo Iorio «La sfida della modernità». Iorio ha poi sottolineato il significato dell’immagine che compare in copertina e che farà da modello alla statua al carabiniere che sarà posta nel giardino di fronte al Quirinale durante i festeggiamenti per i 200 anni dell’Arma. «La statua, che raffigura due carabinieri nella tempesta, simboleggia il sacrificio. Tutti i comuni hanno aderito alla realizzazione di questo monumento, alcuni con una mera adesione simbolica, e altri con un piccolo contributo economico che dimostra la vicinanza all’Arma». Impossibile non menzionare tutti coloro che hanno dato la vita nella difesa della colletività, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, i capitani Emanuele Basile e Mario D’Aleo, i brigadieri Carmine >Tripodi e Giuseppe Bommarito, il carabiniere Pietro Morici, ma anche coloro che sono morti nell’attentato di Nassiryah.

Nel 2000 i Carabinieri, nato sotto l’egida dell’Esercito italiano, hanno acquisito la propria autonomia divenendo la 4° forza armata d’Italia. È tanta la strada che è stata percorsa da questo corpo particolarmente vicino ai cittadini, come ha sottolineato anche il comandante Iorio lodando l’opera delle stazioni e come afferma anche il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Leonardo Gallitelli quando nella prefazione parla delle stazioni come del «cuore della nostra organizzazione e tra i simboli più antichi e amati dello Stato Italiano». Dagli 800 Carabinieri dell’anno della fondazione, adesso gli appartenenti all’Arma sono 110 mila grazie ai molti nuovi corpi creati e nati per essere sempre al passo con il mutare dei tempi.

 

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