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Tares, quando la tassa fa confusione. Anche la Cgil attacca: «Caos inaccettabile»

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GROSSETO – Una situazione inaccettabile. Così la Cgil bolla il caos che sta riguardando in questi giorni la Tares, la nuova tassa su rifiuti e servizi che sostituisce la vecchia Tarsu. Il 2 dicembre una circolare ministeriale ha indicato come prescrittiva la data del 16 dicembre per la quota di esclusiva spettanza statale per quanto riguarda la seconda rata della tassa.

«Le scelte ondivaghe del governo sulla Tares e le difficoltà dei Comuni nel rispettare i tempi imposti – dichiara il segretario della Cgil, Claudio Renzetti – non possono essere scaricate sui cittadini, che in questi giorni, a ridosso della scadenza del 16 dicembre, spesso si trovano ad affrontare situazioni di caos».

«Proprio in queste ultime settimane, infatti, si stanno verificando disservizi incredibili: soltanto in alcuni Comuni è arrivato a casa il bollettino con la rata di dicembre, in alcuni casi questi contengono anche la rata di luglio/settembre, in altri non arriva nulla o arriverà comunque dopo la scadenza del 16, e in altri ancora si sono mandati in ritardo bollettini in bianco, provando a preavvisare la cittadinanza con iniziative estemporanee e offrendo una collaborazione degli uffici; chiedendo, nei fatti, ai cittadini di farsi il calcolo da soli».

«Per la Cgil tutto quel che sta succedendo è inaccettabile perché complica ulteriormente la vita a cittadini, lavoratori e imprese. Per questo chiediamo che in ogni caso nessuno continui a ricevere i bollettini in bianco, ma che i Comuni si facciano carico di calcolare l’esatto ammontare delle rate, e che – considerato che siamo a pochissimi giorni dalla scadenza del 16 dicembre – a chi ricevesse i bollettini in ritardo non venga addebitato alcun interesse di mora».

«C’è poi un’ultima considerazione da fare: queste inefficienze della pubblica amministrazione sono la conseguenza diretta del caos normativo e dell’approssimazione con cui la politica compie le scelte. Ma a pagarne le conseguenze, oltre ai cittadini e alle imprese, sono in seconda battuta i dipendenti pubblici che, senza avere alcuna responsabilità, finiscono per essere identificati come i colpevoli con cui prendersela, perché sono gli unici a contatto con il pubblico».

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