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Confagricoltuta: Si al Made in Italy, no all’autarchia. Non tutto ciò che viene dall’estero è dannoso

GROSSETO – “La contraffazione, deve essere perseguita e punita, oggi dobbiamo difendere e tutelare il Made in Italy evitando però pensieri e azioni che potrebbero scivolare in una deriva autarchica.” Confagricoltura Grosseto, per nome del suo presidente Antonfrancesco Vivarelli Colonna, sollecitato dagli ultimi eventi frontalieri nutre perplessità sui messaggi trasmessi dai media.

“Dobbiamo stare attenti e non commettere l’errore di confondere la tutela dell’origine della materia prima, che si ritrova nel prodotto trasformato con la generalizzazione che vuole che tutto ciò che proviene dall’estero debba necessariamente essere fraudolento o pessimo dal punto di vista organolettico; viviamo in un contesto Europeo di mercato globalizzato, dove il mercato e il libero scambio delle merci detta le regole del gioco. Guai a chi illude il prossimo con affermazioni che lasciano intendere che tutto quello che non sia d’origine italiana è dannoso. E’ vero, le migliaia di doc, docg, dop, i centinaia di Consorzi di Tutela sparsi in Italia, garantiscono il prodotto italiano nella sua salubrità e nella sua connotazione organolettica ma è anche vero che non si potrebbe immaginare un mercato approvvigionato solo ed esclusivamente da prodotti italiani. Non sarebbe possibile. E poi, provate ad immaginare cosa succederebbe alle migliaia di aziende italiane esportatrici se il concetto autocratico espresso in molte iniziative di piazza si trasferisse negli altri Paesi? Noi esportiamo oltre 50.000.000 di euro e il nostro agroalimentare è simbolo di eccellenza e bandiera di riconoscimento in tutto il mondo.

Visto che Confagricoltura, e non solo, promuove l’internazionalizzazione e il libero scambio delle merci con regole sulla concorrenza, bisogna fare attenzione a non confondere le due cose, cioè la contraffazione e l’uso di prodotti agroalimentari sani anche se prodotti all’estero.

La paura è che cavalcando l’onda di un superficiale e demagogico populismo, come al solito, si tenda a buttare fumo negli occhi, dimenticandosi che i veri problemi dell’agricoltura sono altri divertendosi magari a confondere i ruoli istituzionali.” – Vivarelli, poi aggiunge – “Chi riveste cariche istituzionali ha il dovere di difendere gli interessi degli agricoltori nelle sedi istituzionali che sono il parlamento nazionale e il parlamento europeo. Quanto più poi il soggetto riveste cariche di governo, tanto più deve rivolgere il suo impegno per proporre e far legiferare norme di tutela del Made in Italy più che pensare a svolgere ruoli di piazza che non gli competono.” Il presidente nel ribadire la necessità di porre una grande attenzione alla tutela del Made in Italy invita a farlo senza cadere in anacronistiche derive autarchiche di contrasto alle leggi del libero mercato, visto e considerato che la grande maggioranza di tutto ciò che si trova sugli scaffali è di provenienza estera, anche perché la discriminante che porta una grande distribuzione a scegliere un prodotto estero è molto spesso il prezzo e non la qualità o il collegamento territoriale. “La qualità – aggiunge – si tutela sull’etichetta, sugli scaffali e con i consorzi di tutela che devono svolgere il loro ruolo precipuo di argine e diga alla contraffazione. Si tutela anche con leggi chiare e definite che devono valere per tutti gli Stati. Tutto questo perché vorrei che si difendesse l’agricoltura Italiana, quell’agricoltura fatta di tanti lavoratori che hanno bisogno di essere sostenuti concretamente. Aggiungo inoltre per i consumatori che vorrei si impegnassero, dalla prossima spesa, a leggere le etichette e la provenienza dei cibi. La consapevolizzazione di quello che si acquista, questa è la vera rivoluzione. Chi legge le etichette e abbina ad esse le qualità del prodotto vince ogni “voce di piazza”.

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