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Polo Universitario, piano di rilancio in tre anni. Capone: «Rispondere alle esigenze dei giovani» foto

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di Lorenzo Falconi

GROSSETO – Prosecuzione e rilancio del Polo Universitario Grossetano, il tutto nel prossimo triennio. Tre anni accademici in cui dare risposte concrete sulla valorizzazione dell’attività in essere, sulla definizione dei nuovi standar di servizi, sulla stipula di convenzioni per l’accesso ai corsi di laurea in teledidattica, per arrivare poi all’implementazione del nuovo modello di funzionamento del Polo Universitario. «Non sarà facile – commenta il presidente del comitato tecnico scientifico Antonio Capone (nella foto) -, ma nemmeno impossibile». Nel piano di rilancio si punta molto sull’ambizione di dare forza al progetto che parte dalla necessità di rispondere ai bisogni dei giovani e allo sviluppo del territorio. «E’ un onore per me svolgere questa attività per la città – precisa Capone -. Il progetto ci pare percorribile e parte dal concetto e dalla visione dei nostri giovani, nessuno di loro deve rimanere solo. Avendo questa possibilità sul territorio potranno decidere di proseguire gli studi, valutare il percorso più idoneo assistiti da un tutor locale e soprattutto studiare a Grosseto, e da Grosseto, per accrescere le proprie competenze».

I numeri effettivamente non sono incoraggianti e sfociano in una sorta di disagio sociale. Nel contesto territoriale della provincia di Grosseto sono oltre 228mila gli abitanti, di cui 30mila sono giovani tra i 15 e i 29 anni. La percentuale di immatricolati all’università è del 15-18%, molto al di sotto della media nazionale che si attesta sul 30%. A questo c’è da aggiungere  un altro dato negativo in aumento, nel 2010 erano 3.800 i Neet, una sigla che identifica i giovani che non studiano e che non hanno e non cercano lavoro. Secondo Capone però: «Il territorio presenta potenzialità per lo sviluppo dell’attività didattiche e di ricerca nei settori del turismo, agroalimentare, conservazione e valorizzazione dei beni culturali, della sostenibilità ambientale, senza considerare le aziende che operano nei settori dell’innovazione tecnologica e industriale». Ecco allora la possibile nuova frontiera del Polo Universitario entrato in crisi dopo il mutamento degli scenari nazionali e locali, con le diminuite disponibilità finanziarie per le università e la riduzione delle risorse da parte dei soggetti privati. Nel caso specifico la Fondazione Monte dei Paschi. Resta importante il dato di un percorso sinora svolto dal 2001, con 5000 studenti iscritti che fa propendere per una prosecuzione e un rilancio dell’attività.

Spetterà al consiglio composto da Salvatore Bimonte, Maurizio Manno, Gabriella Papponi Morelli, Cinzia Tacconi, Alessandro Andreini, Fausto Mariotti, Paolo Coli, dar seguito alla proposta messa in atto dal comitato tecnico scientifico, senza dimenticare la salvaguardia dei posti di lavoro. I dipendenti, infatti, sono in cassa integrazione e a breve (entro fine mese) sono attesi sviluppi sull’asse sindacale. Già a partire dal 10 agosto del 2013 c’era stato un taglio sul personale, con l’interruzione del rapporto lavorativo e il passaggio dai 24 lavoratori agli attuali 15.

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