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Mabro nell’occhio del ciclone, Pacenti: «Posso salvare l’azienda»

di Lorenzo Falconi

GROSSETO – Alla vigilia di un’altra giornata importante per la ex Mabro, con l’attesa decisione del giudice in merito all’accesso alla Prodi bis o al fallimento, nuovi retroscena sul caso Abbigliamento Grosseto vengono svelati. A parlare è Antongiulio Pacenti, che per un lasso di tempo ha tentato di risollevare le sorti dell’azienda tessile di via Senese, per poi esserne escluso. Pacenti entra a gamba tesa nei confronti di Santoro e Barontini e spiega la sua versione: «Dopo l’esclusione dalla gestione, io e i miei collaboratori, abbiamo continuato a tessere contatti e siamo riusciti a creare una cordata di imprenditori guidati da Alessandro Rossi (imprenditore toscano che ha ristrutturato il marchio Gherardini). L’interesse era quello di acquisire la Mabro e contribuire al salvataggio della stessa, dei posti di lavoro e nel contempo soddisfare i creditori, soprattutto perché proprietari di commesse di produzione di primo livello».

Qualcosa è andato storto però, e Pacenti non ne fa mistero: «Dal mese di settembre tale cordata di imprenditori ha chiesto di poter accedere ai dati contabili e gestionali della società, ma senza ottenere risultati. L’amministratore Maurizio Santoro e l’altro socio Barontini/Parrini, unitamente ai professionisti che li affiancano, hanno negato ogni autorizzazione. Il problema – aggiunge Pacenti – è che gli interlocutori scelti da Santoro & Co. sono tutti soggetti incapaci di gestire l’azienda, oltre a non essere dotati di alcuna risorsa economica».

Antongiulio Pacenti affonda inoltre il colpo: «Nella vicenda Mabro questi soggetti sono giunti a presentare al tribunale garanzie sulla loro capacità patrimoniale, con documenti di HSBC firmati, ma non provenienti da tale banca che risulterebbe all’oscuro dell’operazione». Pacenti poi, chiude con una riflessione: «Mi auguro che il tribunale sappia valutare adeguatamente tutti questi fatti e quindi possa sventare l’ennesima storia di preannunciata e prevedibile insolvenza che questa volta condurrebbe alla morte definitiva del prestigioso marchio Mabro. La cordata di imprenditori da me individuata, invece, è tutt’ora pronta a intervenire qualora si presenti l’opportunità di farlo. Certo non da Santoro & Co. che l’hanno sempre esclusa per fini personali, ma almeno dagli organi giudiziari. Confido che i giudici – conclude – sappiano cogliere l’opportunità che viene offerta alla società, di salvarsi attraverso un gruppo di veri imprenditori capaci di ridare slancio e vitalità all’azienda».

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