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La “battaglia di Natale”: 50 agricoltori maremmani al Brennero contro il finto made in Italy

BRENNERO – Hanno sfidato i rigori dell’inverno e un lungo viaggio di trasferimento verso il valico del Brennero, ma da questa mattina cinquanta agricoltori maremmani, accompagnati dal presidente di Coldiretti Grosseto, Francesco Viaggi, sono riusciti ad unirsi ai loro colleghi provenienti da tutta Italia per la “battaglia di Natale” (nella foto un piccolo gruppo di grossetani con Jimmy Ghione, che conduce da tempo, attraverso Striscia la Notizia, una campagna contro il falso made in Italy). «Si tratta di un presidio – spiega Viaggi – che Coldiretti ha allestito a tutela dell’agroalimentare nazionale e dei consumatori. Dalla frontiera italo austriaca transitano una buona parte di merci e semilavorati che spesso alimentano un mercato del falso made in Italy sottraendo ricchezza e futuro alla nostra agricoltura». Nel piazzale scelto come campo base all’area di parcheggio “Brennero” al km 1 della medesima autostrada, ci sono trattori e decine di pullman che, nella notte, hanno già portato al valico migliaia di manifestanti. Questi si sono schierati attorno al tracciato stradale e hanno iniziato, affiancando le forze dell’ordine, a controllare i camion per verificare cosa arrivi e dove siano prodotte le merci in ingresso nel Paese.

Coldiretti ricorda che contiene materie prime straniere circa un terzo della produzione complessiva dei prodotti agroalimentari venduti in Italia ed esportati con il marchio Made in Italy all’insaputa dei consumatori e a danno delle aziende. Il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo ha ricordato ai manifestanti che «il flusso ininterrotto di prodotti agricoli che ogni giorno dall’estero attraversano le frontiere serve a riempire barattoli, scatole e bottiglie da vendere sul mercato come made in Italy, aggiungendo che gli inganni sugli scaffali riguardano due prosciutti su tre venduti come italiani, ma provenienti da maiali allevati all’estero, oltre che tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro che sono stranieri senza indicazione in etichetta, un terzo della pasta ottenuta da grano che non è stato coltivato in Italia all’insaputa dei consumatori, e la metà delle mozzarelle che sono fatte con latte o addirittura cagliate straniere».

Attualmente in Italia l’obbligo di indicare la provenienza è in vigore per carne bovina (dopo l’emergenza mucca pazza), pollo (dopo l’emergenza aviaria), mentre per circa la metà della spesa alimentare, dalla pasta ai succhi di frutta, dal latte a lunga conservazione ai formaggi, dalla carne di maiale ai salumi fino al concentrato di pomodoro e ai sughi pronti la provenienza non è indicata. «Per questo – conclude Francesco Viaggi – domani un’altra delegazione di nostri agricoltori (stavolta accompagnati dal direttore di Coldiretti Grosseto, Alessandro Corsini) saranno di fronte a Montecitorio per chiedere che il Parlamento adotti al più presto una completa normativa a tutela del lavoro e della qualità intrinseci nell’agroalimenate italiano».

LE IMPORTAZIONI DEL FALSO MADE IN ITALY DALL’ESTERO (Fonte: Elaborazioni Coldiretti)

57,2 milioni di cosce di maiale per prosciutti

1,5 miliardi di litri di latte

500 milioni di chili di olio di oliva

5,7 miliardi di chili di grano per fare pane e pasta

30 milioni di chili di concentrato di agrumi per fare succhi di frutta e bevande

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