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Grosseto Calcio, Camilli: «Giusto lasciare. Comune si sta comportando male»

di Lorenzo Falconi

GROSSETO – Alla presentazione del nuovo allenatore Cuccureddu non poteva mancare. Così Piero Camilli si è ripresentato a Grosseto per fare chiarezza. In prima battuta il suo addio al Grifone, confermato per fine stagione: «Giusto lasciare, perché la vita è fatta di fasi. Ho tanti impegni, sono un imprenditore e un uomo politico, fare il presidente mi ha provato, soprattutto nell’ultima stagione in cui ho sofferto tanto – spiega il patron biancorosso -. Mi sono impegnato per lasciare il Grosseto in buone mani, perché voglio bene a questa squadra, ma non ho trovato nessuno di affidabile, per questo sono rimasto ancora un anno».

Il Comandante però, davanti ai tifosi presenti in sala stampa, non si è sottratto all’impegno: «Finché sono qua faremo le cose per bene – osserva -. Ho cambiato l’allenatore per questo, perché credo che abbiamo una squadra forte che non merita la posizione in classifica. Se ci sarà bisogno a gennaio prenderò due attaccanti». Parole che in ogni caso lasciano speranza, malgrado i concetti espressi siano chiari: «Ho fatto tante battaglie per il Grosseto, ho gioito e sofferto stando in trincea per 14 anni. Se non vengo più allo stadio è perché ci sto male, per me Grosseto è il grande amore e guai a chi me lo tocca, per questo mi auguro che a fine stagione subentri qualcuno di serio».

Piero Camilli, in ogni caso, fa il punto anche su altre questioni: «Non ho mai chiesto niente in cambio per stare a Grosseto e non ho mai anteposto i miei interessi a quelli della squadra. Non ne faccio una questione politica, ma il Comune si sta comportando male. Io sono un uomo per bene che mantiene la parola, non altrettanto si può dire di questa amministrazione. Capisco i problemi economici, ma chiedono l’affitto di 1200 euro anche per quel “buco” di campo di allenamento, quando io qua pago tutto e loro devono ancora dare qualcosa. Dicono che non hanno tempo per incontrarmi, ma io nella vita sono imprenditore, sindaco e assessore provinciale, caso mai dovrebbe essere il contrario».

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