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Nuovi poveri, cresce l’emergenza. Il 10% dei cittadini chiede assistenza

di Lorenzo Falconi

GROSSETO – I numeri della nuova povertà fanno paura. Sono 1417 i “nuovi poveri”, 40 i casi di povertà estrema, 136 quelli dell’emergenza abitativa con ben 4300 cestini alimentari distribuiti. Il disagio non conosce soste e si propaga quasi come una reazione a catena che richiede grande impegno per essere fermata da parte del Comune di Grosseto e della Società della salute che stanno cercando di mettere un freno al crescente numero di famiglie indigenti. «Singoli individui o nuclei familiari che fino a poco tempo fa godevano di normali condizioni di vita, oggi si trovano a dover chiedere aiuto – spiega il sindaco di Grosseto Emilio Bonifazi  (a destra nella foto)-. Rischio di perdere la propria abitazione, difficoltà di provvedere allo studio, o peggio ancora, al mantenimento dei figli, rappresentano purtroppo casi in forte aumento».

Numeri impietosi quelli del 2012, in cui solo nel comune di Grosseto 7000 persone si sono rivolte a Coeso Società della Salute per chiedere assistenza, vale a dire circa il 10% della popolazione che ha trovato una risposta nel sistema integrato dei servizi per una spesa di oltre 8 milioni e 700 mila euro. Ma il problema è ben più profondo, perché nel 2013 le prospettive sono ancora peggiori, con un incremento sulla povertà stimato intorno al 10%. «Negli ultimi mesi i servizi si sono confrontati con una nuova utenza – osserva Fabrizio Boldrini (a sinistra nella foto), direttore di Coeso SdS – che esce dai target classici come disabili e anziani, per questo stiamo cercando di dare risposte adeguate ai bisogni delle persone, cercando di razionalizzare le risorse disponibili».

Problemi di non semplice risoluzioni a cui si aggiungono altri dati poco incoraggianti. Il numero dei senzatetto che dorme in città, trovando ripari di fortuna si aggira intorno alle 60 unità, mentre in provincia di Grosseto è salito a circa 4000 il dato riguardante le persone di giovane età (dai 16 ai 26 anni) che non studia e lavora. Persone che, potenzialmente, ben presto avranno bisogno di assistenza e che rappresentano il nuovo segnale di un crescente problema sociale.

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