Hockey, il CP Grosseto e l’attività sportiva: «Se parliamo di sociale ci siamo anche noi»

GROSSETO – La polemica sulla carenza di impianti resta attuale per il CP Grosseto, la squadra cittadina giovanile di hockey su pista. «Da più parti si è sentito dire che tutte le magre risorse economiche dosponibili – spiega il presidente Alberto Colombini -, dovrebbero essere dirottate sul sociale. Si cita come esempio concreto quello di una parrocchia di Grosseto che, grazie all’autofinanziamento da parte dei parrocchiani, sta costruendo un centro di accoglienza per famiglie in difficoltà. Tutto questo è lodevole, ma allora come va considerata l’azione che da quattro anni conduciamo noi del modesto CP Grosseto?»

Dalla rifondazione il nostro circolo, credo che occorra ribadirlo, ha scelto di insegnare gatuitamente il pattinaggio ai bambini, offrendo anche i primi pattini. Abbiamo individuato, poi, nella palestra di via Giotto, l’impianto ideale per far avvicinare i bambini al pattinaggio e per questo paghiamo un affitto annuale. Quest’anno esiste anche, è vero, una squadra agonistica che partecipa al primo campionato previsto: quello degli under 13 e che ci sta dando grandi soddisfazioni, inutile dire che è grazie alla disponibilità di tempo ed economica dei genitori che riusciamo a fare il campionato. Di tutto questo siamo orgogliosi ma il nostro obiettivo era ed è quello di insegnare il pattinaggio gratuitamente al numero maggiore possibile di bambini, affinchè questa sia una competenza in più che a loro rimane per tutta la vita».

«Il CP Grosseto, ha anche presentato in regione un progetto – illustra Colombini -, scritto a quattro mani con il Coeso per insegnare a pattinare ai bambini diveramente abili, siamo pronti con istruttori diplomati e formati per le specifiche necessità. Siamo anche in procinto di dar corpo ad un progetto con il circolo didattico di Paganico, per insegnare pattinaggio ai bambini di quella località, su richiesta della direzione di circolo. Tutto questo lo facciamo grazie al contributo economico di pochi ed al lavoro volontario gratuito degli istruttori. Non nascondo le difficoltà che incontriamo nel continuare su questa strada, ma siamo tutti assai motivati in tal senso. Credo quindi di poter dire a pieno titolo, che anche noi portiamo il nostro piccolo contributo al tentativo di alleviare il disagio sociale, nella forma e nei modi che abbiamo scelto. Gradiremmo quindi da chi di dovere, un pò meno demagogia ed un pò più  attenzione».

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