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Anche i bancari incrociano le braccia. Sciopero per la disdetta del contratto

GROSSETO – È previsto per domani (giovedì 31 ottobre) lo sciopero nazionale dei lavoratori bancari, indetto unitariamente dalle organizzazioni sindacali di categoria Dircredito, Fabi, Fiba Cisl, Fisac Cgil, Uilca e che coinvolgerà anche gli istituti di credito di Grosseto e provincia. I bancari scioperano per protestare contro la disdetta anticipata del loro contratto di lavoro, decisa dall’Abi, associazione italiana delle banche, lo scorso 16 settembre e che diventerà effettiva a partire dal 30 giugno. Da quel momento i lavoratori non avranno più un proprio contratto collettivo di riferimento con gravi conseguenze sui loro diritti acquisiti, sugli ammortizzatori sociali di categoria fino ad ora finanziati esclusivamente dalla categoria e dalle Banche senza pesare minimamente sulla fiscalità generale, sugli strumenti contrattuali da sempre utilizzati per gestire le ristrutturazioni, che si annunciano particolarmente pesanti da qui ai prossimi anni, con una fuoriuscita stimata entro il 2020 di circa 20mila addetti. Anche il settore bancario non offrirà più possibilità di nuove assunzioni, contravvenendo a quando sancito dall’ultimo CCNL dove invece si istituiva un fondo per la buona e stabile occupazione finanziato dai colleghi del settore. Esuberi che, in assenza di un contratto di categoria, potrebbero trasformarsi in licenziamenti.

«La disdetta del contratto collettivo – dichiarano le organizzazioni sindacali di Grosseto – rappresenta l’ennesimo ed estremo tentativo dei banchieri di tagliare ancora una volta il costo del lavoro, per rimediare a politiche di gestione del credito sbagliate e clientelari, che hanno prodotto perdite per circa 140 miliardi di euro. Con lo sciopero del 31 ottobre vogliamo dire ai banchieri che i lavoratori non sono il loro bancomat personale, la leva su cui intervenire all’infinito per ottenere risparmi. Ricordiamo infatti che nelle banche italiane dal 2007 al 2011 sono già andati persi oltre 15mila posti di lavoro. Pensiamo che il rilancio del settore debba passare non attraverso un taglio indiscriminato dei lavoratori e una mortificazione dei loro diritti, ma attraverso nuove e coraggiose politiche di gestione del credito a sostegno di famiglie e piccole medie imprese. Auspichiamo un’adesione massiccia dei lavoratori allo sciopero, poiché stavolta è a rischio la sopravvivenza della categoria».

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