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Colf uccisa, il compagno cade in contraddizione. Il procuratore «delitto raccapricciante»

di Barbara Farnetani

GROSSETO – Una relazione burrascosa. Era quella tra Sergio Bertini e Irina Meynster la colf russa il cui corpo senza vita è stato trovato in un dirupo a Monte Argentario. Anche questo, oltre alle numerose contraddizioni nel racconto dell’uomo e ad alcuni video di sorveglianza acquisiti dai carabinieri ha portato ieri sera al fermo per omicidio e occultamento di cadavere dell’uomo. «Nel giro di 24 ore si è giunti all’individuazione del responsabile di un omicidio raccapricciante per le modalità di ritrovamento del cadavere» ha affermato il Procuratore Francesco Verusio. «Un caso complesso – ha ammesso il comandante provinciale dei carabinieri Gerardo Iorio – per cui sono stati determinanti i rilievi tecnico scientifici del Ris di Roma, anche perché il cadavere era in pessime condizioni». Sono stati i rilievi dattiloscopici, ossia le impronte digitali, a togliere ogni dubbio sull’identità di Irina (nella foto sopra, da sinistra: il maggiore Andrea Lachi, il procuratore Franesco Verusio, il colonnello Gerardo Iorio).

Le indagini del Nucleo investigativo si erano però già orientate in questo senso. Il fatto che si trattasse di una donna, sebbene il volto fosse parzialmente mangiato dagli animali, il colore dei capelli, la statura, avevano orientato le indagini verso quella che era l’unica scomparsa in provincia; questo, unito alle dichiarazioni rilasciate dal compagno, che al momento della denuncia, il 16 ottobre, aveva raccontato che la donna era partita per Roma. E alla stazione di Roma era stato effettivamente ritrovato anche il telefono di lei. Molte contraddizioni. Che hanno stretto il cerchio attorno all’uomo. Ma anche il racconto delle amiche della donna, che hanno raccontato appunto come i rapporti fossero avvelenati dalla gelosia, hanno permesso di contestualizzare questa storia sentimentale. Un delitto passionale, forse una relazione agli sgoccioli finita in tragedia.

L’omicidio dovrebbe essere avvenuto la domenica 13 ottobre, probabilmente in casa, poi Bertini avrebbe spogliato il cadavere e poi se ne sarebbe sbarazzato gettandolo nel dirupo in località Purgatorio, a Porto Ercole. Solo dopo sarebbe partito per Roma dove avrebbe abbandonato il cellulare alla stazione, quindi il 16 si è presentato ai carabinieri per la denuncia informando anche Chi l’ha visto. L’uomo tecnico informatico per una ditta, era già stato sposato.

Intanto i carabinieri hanno sequestrato sia l’abitazione dei due sia le auto di lui, tra cui un fuoristrada, così da evitare eventuali inquinamenti delle prove. Lunedì invece, sul corpo di Irina, sarà effettuata l’autopsia che stabilirà con certezza le modalità dell’omicidio.

 

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