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«Non c’è pace per la Maremma». Gli agricoltori ancora in ginocchio per l’alluvione

GROSSETO – Sittuazione difficile per l’agricoltura in Maremma. Negli ultimi 12 mesi il maltempo ha condizionato pesantemente e forse come mai era accaduato negli utlimi decenni proprio il settore primario e le produzioni di eccellenza della provincia di Grosseto. Dopo l’evento del 12 novembre 2012 che ha distrutto le campagne di Albinia, poche settimane fa la tragedia avvenuta a Massa Marittima, lunedì scorso, 21 ottobre, la piena dell’Ombrone, causata dalle piogge torrenziali nel senese e ancora ieri gli allagamenti e le esondazioni sui territori a nord della città di Grosseto.

E gli agricoltori parlano proprio di uno degli eventi calamitosi, quello delle esondazioni dell’Omborne a Istia e a Monte Antico creando una serie di danni soprautto alle aziende agricole.

«E’ ormai evidente che il clima è cambiato” – ha dichiarato il Presidente della Confederazione Italiana Agricoltori di Grosseto, Enrico Rabazzi – “ed arrivano delle vere e proprie bombe d’acqua. Ma è ancor più vero che il nostro territorio fragile manca di una vera manutenzione. Da qui emerge l’importanza della presenza diffusa dell’agricoltore quale custode del territorio aperto, ma al tempo stesso, una politica scellerata dei vari governi che si sono succeduti, l’assenza di reddito, una burocrazia spaventosa e norme che di fatto impediscono di fare impresa, hanno reso sempre meno diffusa la presenza degli imprenditori agricoli su questo territorio, che rappresentano i veri guardiani che potessero contenerne o evitare i danni; a ciò ha contribuito l’assenza di una manutenzione adeguata dei corsi d’acqua, ormai pieni di ghiaia, ciottoli e legname».

«Nella località di Monte Antico, in prossimità dell’incrocio tra il fiume Ombrone e l’Orcia, ma il discorso vale ormai per tutto il territorio provinciale, ormai da anni gli abitanti denunciavano una vera e propria occlusione del corso d’acqua principale della provincia” – continua il Presidente della Cia – “ma la normativa, la carenza di fondi e, in qualche caso anche la disattenzione e la lentezza di quanto dovrebbero intervenire, non hanno risolto il problema e nella giornata di lunedì scorso, per la terza volta in un anno, l’intero paese è rimasto isolato; la strada Leopoldina è stata chiusa al traffico ed il fango ha invaso le campagne e l’intero paese”.

Ora, nella piccola frazione di Monte Antico, il sentimento prevalente è la rabbia, per aver subito ben tre volte in un anno lo stesso evento, danni su danni. E allora gli abitanti si chiedono: ma quando saranno rimossi gli ostacoli dai fiumi, in modo da far defluire le piogge torrenziali che ormai colpiscono ripetutamente in maniera violenta ed improvvisa il nostro territorio?”

“I cittadini e gli agricoltori che hanno ancora, a quasi una settimana di distanza, il fango nelle case” – conclude Enrico Rabazzi – “si sentono abbandonati e classificati come cittadini di serie B e ritengono di meritare più attenzione da parte delle Istituzioni. Ora occorre capire le azioni reali da intraprendere per risolvere il problema, mettere in sicurezza il territorio e salvaguardare gli abitanti e gli imprenditori agricoli presenti, onde evitare tra qualche mese l’ennesimo dramma».

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