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Gas fluorurati, Cna: ecco tutti gli adempimenti per certificazione e smaltimento

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GROSSETO – Sono già 190 gli operatori e 150 imprese che, grazie alla Cna, hanno iniziato il percorso di certificazione per gli operatori interessati al recupero dei gas fluorurati (certificazione personale dell’installatore a cui, successivamente, si aggiunge la certificazione dell’impresa) nonché delle imprese che operano sulle applicazioni e sugli impianti contenenti, o destinati a contenere, i gas a effetto serra. Un ulteriore adempimento introdotto nel 2012 (in vigore dal gennaio di quest’anno) che ha imposto, alle imprese e agli installatori termoidraulici oltre all’iscrizione in un Registro nazionale, anche la certificazione dell’azienda e dei singoli operatori addetti a questo tipo di attività, il mancato rispetto avrebbe determinato la sospensione dell’attività. La maggior parte degli operatori (124 operatori e 103 imprese) hanno addirittura completato (o stanno per completare), il percorso di certificazione con Apave Italia Cpm e Nexos, gli Enti accreditati alla certificazione di imprenditori e imprese.

«Grazie a CNA – afferma il direttore provinciale Renzo Alessandri -, i corsi di preparazione (ancorché non obbligatori) e soprattutto le prove di esame si sono svolte a Grosseto, evitando agli interessati i costi e il disagio di spostamenti che avrebbero portato, in alcuni casi, addirittura fuori regione. A patentino conseguito, Apave Italia e Nexos, sempre attraverso CNA, assicureranno la consulenza e garantiranno le verifiche periodiche necessarie al mantenimento, negli anni, della certificazione conseguita. Oltre agli installatori e le imprese termoidrauliche, il problema di un corretto recupero dei gas ha interessato anche gli autoriparatori; ad oggi, sempre come CNA, abbiamo certificato 50 meccanici e altrettante officine».

«La normativa che ha imposto il recupero dei gas fluorurati dagli impianti (sia per le nuove installazioni che per le manutenzioni) ha anche identificato una nuova tipologia di rifiuto (quella appunto del “gas fluorurato”) e visto che il produttore di un rifiuto pericoloso è, per definizione, sempre colui che ha effettuato l’intervento (installatore o autoriparatore che sia), su questo gravano gli obblighi connessi alla sua corretta gestione – precisa Alessandri -. Da ciò, ovviamente, consegue una lunga serie di adempimenti e obblighi quali: la tenuta del registro di carico e scarico rifiuti (vidimato dalla Camera di commercio, su cui annotare entro dieci giorni dalla sua produzione il relativo rifiuto); l’allestimento del deposito temporaneo (definito come “il raggruppamento dei rifiuti effettuato, prima della raccolta, nel luogo in cui gli stessi sono prodotti” e considerato come l’unica forma di stoccaggio dei rifiuti non soggetta ad autorizzazione, sempre che vengano rispettate le dovute prescrizioni); il formulario di identificazione dei rifiuti (poiché i rifiuti provenienti da attività di manutenzione si considerano prodotti presso la sede o il domicilio del manutentore, il trasporto dal reale luogo di produzione alla sede non necessita di formulario e di autorizzazione dell’Albo nazionale Gestori ambientali. Ne consegue che formulario e relativa autorizzazione al trasporto, si renderanno necessari, solo nel caso in cui si decida di conferire i suddetti rifiuti ad un impianto di recupero o di smaltimento. Il servizio di raccolta e smaltimento, compresa la fornitura degli appositi contenitori, è offerto anche dai produttori o distributori di gas».

«Alla luce di tali disposizioni – conclude Alessandri -, l’immissione in atmosfera dei suddetti gas configura uno smaltimento non autorizzato di rifiuti. Di conseguenza, visto che si tratta di rifiuti pericolosi, le sanzioni previste determinano il ricorso a procedimento penale. Per tutti questi motivi e vista la delicatezza della materia, gli interessati sono invitati a contattare gli uffici dell’Associazione (Ambiente e Sicurezza c.sgherri@cna-gr.it tel. 0564 471217) per ricevere sia le informazioni che l’assistenza necessaria».

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