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Quando Massa e Siena si “litigavano” Vetulonia, la Colonna etrusca

di Piero Simonetti

Vetulonia, ossia la Colonna etrusca e romana, apparteneva nel 1055 ai monaci di Sestinga che vivevano nel proprio convento di S. Bartolomeo a poca distanza dalle forti mura dell’antico castello di Colonna. Ciò nonostante, il potere politico locale era in mano alla famiglia dei Lambardi di Buriano (nella foto la valle dominata da Vetulonia).

Questa situazione originava continui contrasti tra i monaci ed i Lambardi, specialmente per i diritti di esercizio del vassallaggio sulla popolazione. In altre parole, si contendevano il diritto ad incassar le tasse.

La difficile situazione si protrasse fino agli inizi del secolo XIV quando, esattamente nel 1311, si giunse finalmente ad una definizione della lunga controversia tra le parti in causa. L’atto conclusivo era così strutturato: il vescovo di Grosseto scomunicò i monaci di Sestinga perché non avevano pagato i tributi dovuti alla sede diocesana e Tancredi di Ugolino Lambardi da Buriano fece atto di sottomissione di Colonna a Siena con tanto di giuramento dei colonnesi.

Occorre dire che questi “giuramenti di sottomissione” – assai frequenti negli atti medievali – avevano in realtà ben poco valore, servendo solamente a suggellare di fatto una determinata situazione, spesso solamente momentanea e provvisoria.

Difatti, nel 1322 – 11 anni dopo il giuramento a Siena – i colonnesi giurarono sottomissione a Massa Marittima.

Ma pochissimi anni dopo, quando Siena operò una forte avanzata in maremma con l’obiettivo di sottomettere anche Massa Marittima (che avvenne nel 1335), i colonnesi “giurarono” di nuovo fedeltà a Siena.

In effetti, stare con più forte di turno, poteva assicurare tranquillità e benefici, al di là del reale merito effettivo.

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