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Parlano le donne della Mabro: «Chi ha paura della Prodi bis?»

GROSSETO – Il comitato donne per le donne della Mabro, torna sull’incontro avvenuto in sala Pegaso mercoledì 16 ottobre in cui si è tentato di discutere un documento da loro elaborato, in cui venivano sottolineate le reali potenzialità della fabbrica di abbigliamento e ponevano all’attenzione di tutti la necessità di mettere in campo strategie politiche che permettano a quelle potenzialità di esprimersi. «Durante l’incontro le forze istituzionali presenti hanno tutte auspicato l’applicazione della Prodi bis – spiegano dal comitato donne per le donne Mabro – , mentre il rappresentante della Cgil Furio Santini ha riportato nebulose prospettive di acquisizione dell’azienda da parte di “una signora non imprenditrice”. Ci  preoccupa che l’enfatizzazione sui media di questa ultima nebulosa proposta possa ostacolare il percorso della Prodi Bis che le donne della Mabro vedono come unica soluzione in questa fase».

«La Prodi bis prevede la nomina di un commissario straordinario che deve in due anni  analizzare la situazione finanziaria pregressa, e le reali potenzialità produttive della fabbrica. E’ del tutto evidente che un’esito positivo della Prodi bis necessita di una politica economica occupazionale specifica per questa fabbrica, una verifica chiara sulla proprietà che deve essere costituita da imprenditori capaci e seri – proseguono dal comitato -. La Mabro ha le potenzialità per una produzione di eccellenza con maestranze altamente qualificate ed in numero adeguato. La Mabro ha da sempre prodotto abbigliamento di lusso, settore che non rientra in nessuna analisi di crisi nazionale ed internazionale»

«Quello che queste donne chiedono è la salvaguardia del loro lavoro, la loro resistenza deve aprire una attenta riflessione sulla necessità di una politica economica occupazionale del territorio che purtroppo abbiamo constatato ancora una volta essere inadeguata – concludono -. La nostra visione non è “romantica” come dice l’assessore Chelini, ma è realisticamente dettata dall’aver dovuto prendere atto che nei 10 anni di gestione irresponsabile e inadeguata si sono percepiti con chiarezza scelte di tipo finanziario e non produttivo e non di tutela dell’occupazione  in una fabbrica ad alta presenza femminile. Riteniamo che lo sforzo e la capacità delle donne della Mabro di elaborare una proposta realistica, la loro assunzione di responsabilità come cittadine e lavoratrici rappresentano l’unico modo per uscire dalla crisi».

 

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