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«Non vogliamo le elezioni». Borghi ricorre al Consiglio di Stato e chiede di essere sindaco

di Daniele Reali

GAVORRANO – «Siamo pronti a presentare il ricorso al Consiglio di Stato per chiedere di riformare l’ultima parte della sentenza del Tar che stabilisce nuove elezioni a Gavorrano». Massimo Borghi e la sua coalizione vanno avanti nella loro «battaglia per la legalità» e nei prossimi giorni depositeranno il ricorso che è già stato predisposto dagli avvocati fiorentini che hanno assistito l’ex sindaco anche nella fase di fronte al Tar (nella foto da sinistra Antonio Melillo e Massimo Borghi).

«Abbiamo ascoltato i nostri elettori – dice Borghi – e poi deciso di andare avanti. La sentenza del Tar ha riportato la legalità a Gavorrano, ma noi non avevamo chiesto nuove elezioni e nemmeno l’arrivo del commissario. Per questo facciamo ricorso contro quella parte della sentenza che parla proprio di elezioni».

«Non abbiamo sete di potere e di poltrone – dice ancora -, ma la lista Iacomelli è stata giudicata illegittima e quindi vogliamo che sia applicata la legge e come previsto dall’articolo 130 del codice del processo amministrativo, ci sia il subentro delle liste valide».

Borghi torna a chiedere che il tribunale stabilisca dunque la sua vittoria perché, dice, «la democrazia è fatta di consenso, ma anche di regole».

Intanto però a Gavorrano il commissario si è insediato già da un paio di settimane e Borghi torna proprio sul commissarimento del comune tirando fuori il controricorso presentato da cinque candidati della lista Iacomelli. «Sono loro che hanno chiesto le elezioni anticipate» dice Borghi con le tre pagine del controricorso in cui si legge che “dovrà essere ripetuta la consultazione elettorale”.

«Anche io come i gavorrnaesi sono stanco di questa situazione – aggiunge Borghi – ma non ci sto a essere considerato il colpevole perché ho presentato ricorso: è come dare la colpa al carabiniere perché ha arrestato il ladro».

A questo punto la “palla” torna nelle mani di un tribunale. I tempi di questa nuova azione giudiziaria non possono essere previsti anche se con ragionevolezza il Consiglio di Stato potrebbe discutere del “caso Gavorrano” all’inizio del 2014, forse nel mese di gennaio. Alla conclusione del percorso giudiziario poi Borghi e la sua coalizione pubblicheranno su Facebook tutte le spese affrontate sia per il ricorso al Tar che al Consiglio di Stato. «Non abbiamo finanziatori occulti, noi ci abbiamo messo la faccia e anche i soldi che sono arrivati da una sottoscrizione dei candidati e da da alcuni amici. Ma tutti sarà reso noto a breve».

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