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Borghi: Le tasse serviranno a mantenere la spesa sociale. Debiti accumulati negli anni

GROSSETO – «Le proteste contro il bilancio di previsione 2013 del Comune lasciano un po’ perplessi. L’amministrazione ha fatto scelte ponderate, sulle quali, come è noto a tutti ormai, hanno gravato, e non poco, normative nazionali con diktat precisi». Il vicesindaco e assessore alle finanze Paolo Borghi parla delle scelte dell’amministrazione comunale grossetana. «La Tares è l’esempio più eclatante e, come abbiamo più volte spiegato, tutto è legato all’applicazione obbligatoria di parametri imposti dalla normativa nazionale (la copertura del 100 per cento dei costi del servizio); anzi il Comune ha mantenuto le riduzioni già previste negli anni passati. È vero, abbiamo rivisto l’addizionale Irpef. Una manovra che peserà sui grossetani da un minimo di 15 a un massimo di 88 euro all’anno. Cifre tollerabili, di cui avremmo fatto comunque volentieri a meno, ma senza quella sarebbe rimasto un nodo da sciogliere: dove trovare i fondi per mantenere lo status quo del sociale? O addirittura aumentare le risorse di altri 100mila euro per i nuclei familiari, i cassaintegrati, disoccupati e pensionati al minimo in difficoltà? Se non sbaglio sono gli stessi soggetti per i quali, oggi, coloro che protestano chiedono maggiori tutele».

«E allora ben venga il confronto – prosegue Borghi -, ma consapevoli, tutti, che spesso i percorsi su cui possiamo muoverci sono tracciati dall’alto. Il sociale rimane comunque in cima alle nostre priorità. Mantenere inalterato quel livello qualitativo e dare continuità all’offerta dei servizi erogati sono azioni che non vanno molto d’accordo con tagli continui agli Enti locali e con mancati trasferimenti statali. Ricordo che negli ultimi anni sono stati sottratti 10 milioni di euro dalle casse del Comune di Grosseto. Chi si lamenta in questi giorni ha fatto altrettanto per opporsi ai provvedimenti dei Governi Berlusconi e Monti, quando tagliavano agli Enti locali? Ben venga la protesta, ma temo che sia sbagliata la piazza. Non è oggi, sotto al Municipio, che si possono cambiare più di tanto le cose. Il male, invece, andava estirpato alla radice, prima che si approvassero certi provvedimenti a Roma. Quanto alle opposizioni, capisco che facciano il loro lavoro; magari avrebbero potuto fare qualcosa di più e di meglio in tempi non sospetti; in tempi in cui, potendo gestire risorse decisamente più ingenti, sono stati accumulati importanti debiti che da anni pesano tuttora sulle casse dell’Ente. Magari una gestione più oculata dei conti allora, avrebbe dato maggiore fiato ai conti adesso».

 

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