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Autonomie locali, con la fusione dei comuni in Maremma si risparmierebbero 20 milioni di euro foto

GROSSETO – Uno studio dell’Istituto regionale per la programmazione economica della Toscana (Irpet) stima che sul territorio della provincia di Grosseto, con la fusione di piccoli comuni, la spesa diminuirebbe di circa 18-20 milioni di euro, con un risparmio stimabile intorno il 30%. Quattro od otto comuni al posto di ventotto: con le zone socio sanitarie gli attuali 28 comuni grossetani diventerebbero quattro e si risparmierebbero 20 milioni (il 30,5%) delle spese di funzionamento. Grosseto si allargherebbe a Campagnatico, Castiglione della Pescaia, Cinigiano, Civitella Paganico, Roccastrada e Scansano. Nascerebbe un comune delle Colline metallifere con Follonica, Gavorrano, Massa Marittima, Montieri, Scarlino e Monterotondo Marittimo: altri otto comuni in uno per le Colline dell’Albegna (Capalbio, Isola del Giglio, Magliano in Toscana, Manciano, Monte Argentario, Orbetello, Pitigliano e Sorano) e sette per l’Amiata Grossetana (Arcidosso, Castel del Piano, Castell’Azzara, Roccalbegna, Santa Fiora, Seggiano e Semproniano).

Appena due milioni in meno, ovvero diciotto l’anno, si risparmierebbero utilizzando come matrice i sistemi locali del lavoro. In questo caso i nuovi Comuni del grossetano anziché quattro sarebbero otto, mentre tre (Monterotondo, Cinigiano e Civitella Paganico) finirebbero in altre province. Ci sarebbe il comune di Castel del Piano, Seggiano ed Arcidosso e di Follonica, Gavorrano e Scarlino. Grosseto si unirebbe a Campagnatico, Castiglion della Pescaia, Roccastrada e Scansano. Manciano si fonderebbe con Semproniano e Massa Marittima con Montieri. Nascerebbe un comune unico a Orbetello, Capalbio, Isola del Giglio, Magliano in Toscana e Monte Argentario. Pitigliano si unirebbe a Sorano e Castell’Azzara con Roccalbegna e Santa Fiora. Monterotondo finirebbe invece fuori provincia con Pomarance e Cinigiano e Civitella Paganico con Montalcino.

Per l’intera regione il risparmio potrebbe giungere a toccare quasi 400 milioni di euro l’anno a regime. I piccoli comuni, in sintesi, costano relativamente molto per produrre servizi poveri: al di sotto di una certa dimensione, sottolinea lo studio presentato oggi in Camera di commercio, è impossibile che un ente locale fornisca servizi soddisfacenti per la propria comunità.

Le spese per il “funzionamento della macchina” lasciano poche risorse a disposizione, sia finanziarie che umane e per superare queste difficoltà le fusioni garantirebbero vantaggi significativi. L’incontro, dal titolo “La riforma delle autonomie locali in Toscana ed i processi di fusione”, promosso dalla commissione Affari istituzionali del Consiglio regionale della Toscana è stato introdotto dal presidente della Commissione Affari istituzionali Marco Manneschi. Lo studio dell’Irpet: “Dimensioni dei governi locali, offerta di servizi pubblici e benessere dei cittadini”, è stato invece presentato da Sabrina Iommi.

“La giunta ha deciso di inserire nella prossima legge finanziaria una modifica alla legge regionale 68 del 2011 che concedeva contributi, tra l’altro, proprio ai Comuni che decidono di fondersi – afferma l’assessore regionale Vittorio Bugli – Quei Comuni per riscuotere i maggiori contributi non dovranno più attendere l’anno successivo all’elezione dei nuovi sindaci, dei nuovi consigli comunali e delle nuove giunte. I soldi arriveranno in cassa l’anno stesso”. Già dal 2014. E non si tratta di poca cosa. Ogni Comune che si fonde può contare oggi in Toscana su 250 mila euro l’anno per cinque anni di maggiori contributi regionali, fino ad un massimo di un milione di euro per fusione. A questi si aggiungono i finanziamenti dello Stato, che variano a seconda della popolazione e sono il 20 per cento, per dieci anni, dei trasferimenti erariali che gli stessi Comuni potevano vantare nel 2010. I Comuni che si fondono sono anche esentati per 3 anni dal rispetto del tetto del patto di stabilità e in questo modo possono far ripartire gli investimenti da troppo tempo fermi. Per chi però tarderà a decidersi se fondersi, gli incentivi rischiano di farsi in futuro più leggeri.

All’incontro hanno partecipato anche Leonardo Marras, presidente della Provincia di Grosseto e Giovanni Lamioni, presidente della locale Camera di Commercio. Le conclusioni sono state tratte dal vicepresidente della Commissione Affari Istituzionali, Alessandro Antichi: “E’ necessario fare il punto sui processi di fusione in corso. Nessuno vuole far calare decisioni dall’alto – sottolinea Antichi – La commissione, con questo appuntamento, vuole fornire tutti gli elementi di valutazione necessari ad una decisione consapevole ed informata da parte dei decisori politici”.

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