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La Cgil di Grosseto scende in piazza a Piombino. «Sì allo sciopero insieme agli operai»

GROSSETO – Ci sarà anche la Cgil di Grosseto giovedì prossimo, 3 ottobre, a Piombino per partecipare con una propria delegazione allo sciopero generale per la salvaguardia del polo siderurgico indetto da Cgil, Cisl e Uil. Sciopero al quale saranno presenti Camusso, Bonanni e Angeletti.

«Avevamo deciso di partecipare allo sciopero generale di Piombino – spiega il segretario della Camera del lavoro, Claudio Renzetti – perché aldilà degli attuali confini amministrativi tra due province, è evidente che la crisi del polo siderurgico ha un riverbero significativo anche sui nostri livelli occupazionali, considerato che sono circa 1.200 i lavoratori maremmani occupati nelle acciaierie e nell’indotto. A questo punto, con l’accelerazione della crisi di governo, è ancora più importante esserci e testimoniare che c’è un’Italia che non si rassegna a soccombere all’irresponsabilità di chi mette avanti i propri interessi personali rispetto ai problemi drammatici di un Paese che, a Piombino come altrove, chiedono di essere affermati e on ignorati.

Venendo al nostro ruolo di rappresentanza sociale, la Cgil ha chiaro che i problemi del lavoro seguono dinamiche autonome rispetto ai confini amministrativi, e per questo alla nostra camera del lavoro interessa quel che succede sull’Amiata (senese e grossetano) così come a Piombino e nella Val di Cornia.

Rispetto alla vicenda della siderurgia italiana, per tornare allo sciopero generale del 3 ottobre a Piombino,

e al ruolo che hanno avuto Riva e Lucchini, è altrettanto chiaro che va messa in campo una politica industriale da parte dello Stato. Piombino in questo senso potrebbe essere il primo polo siderurgico europeo ad avere una tecnologia alternativa all’altoforno per la produzione di ghisa, il cosiddetto “corex”. Per cui ci sarebbero le condizioni per tutelare l’occupazione e l’ambiente, collocando il polo siderurgico piombinese nella fascia alta dell’innovazione siderurgica.

Oramai non c’è più tempo da perdere, e ognuno deve fare la propria parte. Il sindacato la sta facendo ricompattando le fila con una piattaforma unitaria, concordata anche con Confindustria. Se manca l’interlocuzione con il Governo, però, non c’è possibilità di salvare il nostro apparato industriale. In altri termini la priorità è tutelare il lavoro, e per questo bisogna avere il coraggio di trovare le risorse facendo scelte: dalla rinuncia all’acquisto degli F35 al ripristino dell’Imu per chi ha redditi alti, dalla lotta all’evasione fiscale con la tracciabilità delle spese sopra i 100 euro alla patrimoniale, fino ala revisione dei termini dello scudo fiscale. Le misure a disposizione ci sono».

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