Mabro: cinema e solidarietà. Le maestranze pensano alla “cassa di resistenza”

di Lorenzo Falconi

GROSSETO – Mantenere alta l’attenzione sulla vicenda, accendere i riflettori e, perché no, i proiettori. Tra cinema e solidarietà parte un’altra iniziativa a sostegno dei dipendenti della ex Mabro, in forte difficoltà tra crisi aziendale, cassa integrazione, scioperi e stipendi non pagati. Nasce così l’iniziativa per richiamare l’attenzione sulla situazione delle lavoratrici ex Mabro, e contribuire al fondo di solidarietà a sostegno delle vestaglie azzurre. L’appuntamento è in programma per domenica 22 settembre a partire dalle 19 al Cassero Senese, dove è in corso la rassegna di cinema all’aperto CasseroCult. Nell’occasione verrà proiettato il film ‘We want sex’, la commedia del regista britannico Nigel Cole ispirata a fatti realmente accaduti. Il film racconta la battaglia per la parità contributiva e lo sciopero del 1968 di 187 operaie alla macchina da cucire della Ford di Dagenham.

«Occorre che l’attenzione sulla vicenda non cali – spiega il sindaco di Grosseto Emilio Bonifazi -, la vetenza è lunga e complessa, ma la nostra presenza al fianco dei lavoratori è sempre forte». «Il film narra una vicenda del ’68, ma purtroppo a distanza di molti anni diventa attuale anche oggi, nel 2013 – precisa l’assessore provinciale Tiziana Tenuzzo -, la maestranze della MAbro rappresentano una risorsa per il territorio, speriamo che la vicenda si risolva positivamente in breve tempo». «Il luogo scelto per la serata è funzionale allo scopo – precisa l’assessore comunale Giovanna Stellini -, i gestori hanno accolto con entusiasmo l’iniziativa, mettendo a disposizione la struttura del CasseroCult».

L’appuntamento prevede dalle 19 un aperitivo speciale, al quale tutti potranno contribuire portando piatti cucinati a casa, mentre le bevute, offerte dai gestori di CasseroCult, avranno un costo che verrà devoluto interamente al fondo di solidarietà.
Dopo l’aperitivo è in programma la proiezione del film. Le maestranze, a tal proposito, pensano ad una “cassa di resistenza”, in cui verranno raccolti i soldi di iniziative come quella in programma domenica e a cui verrà aggiunto una sorta di autofinanziamento. «Sono fondi che serviranno ai circa 40 dipendenti che hanno contribuito alla causa con lo sciopero – spiegano le maestranze -. Non avendo ricevuto né la cassa integrazione, né i soldi dello stipendio, troviamo sia giusto sostenere così il loro sacrificio».

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