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Comitato di Marina: ci opporremo al taglio della pineta e del sottobosco

chiesa san rocco

MARINA DI GROSSETO – «Se ci saranno altri tagli a raso qui assolutamente ingiustificati (la pineta non è un bosco ceduo da tagliare periodicamente, perché i pini non rinascono dalle radici!) e si inizierà anche la preannunciata “devastazione” prevista già dal prossimo mese del naturale sottobosco nelle nostre pinete il gruppo di Marina si attiverà anche con azioni eclatanti per bloccare altri disastri ambientali come quello irreparabile e terribilmente impattante perpetrato precipitosamente per dimostrare non si sa bene quali capacità politiche decisionali, nei 50 ettari andati a fuoco». Così il comitato civico spontaneo Marina di Grosseto interviene sul taglio e sulla pulizia del sottobosco della pineta.

«Una gestione ecosostenibile della pineta – proseguono a margine del concerto che si è svolto ieri sera nella chiesa di San Rocco proprio per ricordare l’incendio della pineta -, intesa come sistema ecologico-boschivo, tende alla conservazione del pino in formazione para-naturale, secondo i principi della selvicoltura sistemica. Vuol dire cioè che deve essere mantenuto un ecosistema diversificato, nel quale il pino possa riprodursi naturalmente, comportandosi conseguentemente alla sua natura. Questo significa avere pini a distribuzione non fitta ma a gruppi, con radure, per lo sviluppo dell’ampio ombrello della chioma ed assoluta necessità del sottobosco, dal quale dipendono la difesa delle giovani piantine di leccio e pino, oltre che la vita delle specie animali e vegetali, che accrescono la biodiversità e l’arricchimento del suolo altrimenti sabbioso».

«Il pino domestico vive fino a 200-250 anni – sottolinea il comitato -: considerarlo vecchio e abbatterlo di prassi a 80 o 60 anni sarebbe come mandare in eutanasia le persone a 40, affinché non capitino loro malanni collegati alla vecchiaia. Vi sono pinete dove i forestali fanno di tutto per incrementare il sottobosco e la biodiversità; qui ce l’abbiamo già, una meraviglia naturalistica e paesaggistica unica al mondo e la vogliamo eliminare “perché quello che non c’è non brucia”?»

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