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Sani: «Il debito Rama potrebbe ricadere sui Comuni soci. Confermati dubbi su E-Life»

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ROMA – «Ho apprezzato molto la nota congiunta del sindaco Bonifazi e del presidente Marras sulla vicenda Rama E-Life, perché sostanzialmente conferma le perplessità sulla corrispondenza della missione prettamente commerciale di quella società agli interessi pubblici del territorio. Il fatto di aver deciso e chiesto di far uscire il sistema pubblico da quell’iniziativa lo testimonia con chiarezza ed ora occorrono atti certi e coerenti». Così il parlamentare del Pd e presidente commissione agricoltura della Camera Luca Sani torna sulla Rama e sulla commercializzazione dei bus E-Life. «Il mio intervento verteva su questo, e sulla contrarietà alla proliferazione di società partecipate costose più utili a produrre posti nei Cda che rispondenti al pubblico interesse. Come, appunto, si è rivelata Rama E-Life».

«Per far viaggiare un autobus elettrico per le vie di Grosseto, intervengono tre società (Rama, Tiemme, E-Life) con i relativi costi amministrativi – prosegue Sani -. L’inopportuno intervento del dottor Menichetti, presidente di E-Life, fra l’altro non richiesto, a quanto si legge nella nota Bonifazi-Marras, ha allargato poi la discussione ad altri aspetti che la stampa ha ripreso. Affermare, come fa il Cda di Rama, che commercializzare autobus cinesi rafforza l’immagine della Maremma è una sonora bischerata. La Maremma è qualità del paesaggio, delle produzioni agroalimentari, dell’accoglienza. Mantengo forti dubbi che l’immagine del nostro territorio passi attraverso la compravendita di autobus cinesi in Europa, anche perché la qualità non è proprio lo stereotipo che, a livello mondiale, contraddistingue le produzioni cinesi».
«Non sono stato io a sollevare la questione del presunto debito da 9 milioni di euro di Rama Spa – riprense Sani -. Non spetta a me farlo ma, nel momento in cui la questione entra nel dibattito politico, qualche preoccupazione la esprimo. Anche perché, premesso che non conosco l’origine e le caratteristiche del debito (fido o mutuo), la compensazione con il patrimonio a cui si richiama la nota del Cda di Rama, avverrebbe solo se questo generasse una rendita tale da coprire parte consistente degli ingenti oneri finanziari che 9 milioni di euro producono. Altrimenti sugli interessi passivi si genera una spirale perversa e inarrestabile che prima o poi rischia di abbattersi sui soci, che sono i Comuni, e di conseguenza sui contribuenti. Confido, però, che su questo gli amministratori e i soci abbiano piena consapevolezza e accortezza».
«Infine, per le notizie e le posizioni che fin qui sono emerse, la vicenda è tutt’altro che una bega interna al Pd, come ha tentato di definirla il dottor Manichetti nel suo non richiesto intervento – conclude Sani -. Ci sono questioni di merito pesanti che vanno affrontate. Semmai, è possibile che una certa commistione tra impegno politico e gestione aziendale non abbia consentito di affrontare i problemi per quelli che erano, perché più dei grandi viaggi alla fine ha interessato il piccolo cabotaggio».

 

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