Asili comunali, insegnanti delusi «L’accordo fa acqua da tutte le parti» I sindacati «Solo per un anno»

di Barbara Farnetani

GROSSETO – C’è tensione tra insegnati, collaboratori, e sindacati. La vicenda Iside continua a riscaldare gli animi. Non tutti sono contenti dell’accordo raggiunto con l’amministrazione, c’è chi ritiene che si potesse combattere di più, che forse le minacce del Comune erano solo minacce, e che magari mettendosi a muso duro, facendo muro contro muro, si sarebbe ottenuto di più (nella foto da sin. Gaspare Aronica, Cinzia Fiacchi, Sergio Sacchetti, Massimo Sbrilli, Stefania Fommei).

Anche i sindacati però, come racconta Cinzia Fiacchi della Cgil hanno subito «le difficoltà di una tempistica così stretta. Quello della riduzione del personale è un obiettivo di Iside già da 3-4 anni. C’è una oggettiva difficoltà di bilancio, da cui è nata la proposta dell’amministrazione di affidare a terzi per tre anni due strutture con gara europea. Noi avevamo due strade: la protesta fine a se stessa oppure un accordo. Siamo riusciti a strappare una struttura, e per un solo anno. Riteniamo di aver lasciato ai precari la possibilità di lavorare, certo le possibilità si riducono, ma nell’altro modo erano azzerate».

Parla di percorso travagliato Sergio Sacchetti della Uil «Con la nostra proposta siamo riusciti a risparmiare 337 mila euro. E soprattutto abbiamo salvaguardato il lavoro che sarebbe stato messo in discussione da una gara che avrebbe potuto portare sul territorio qualunque tipo di società, una fondazione, un privato puro. Non abdichiamo al lavoro pubblico, tamponiamo come si può questi quattro mesi, poi si andrà al tavolo e vedremo». Dispiaciuta «dei vostri accordi» si dice una delle educatrici precarie «si sta cedendo al loro ricatto, i lavoratori a tempo indeterminato hanno concesso il monte ore e si tagliano fuori i precari. Quest’anno abbiamo ceduto un asilo e se il prossimo anno ne vogliono un altro?» per quanto riguarda i servizi, invece un’altra insegnante è dubbiosa «È ridicolo che una cooperativa possa guadagnare dandogli meno di quel che ci spende il comune e pensare che i servizi vengano garantiti». «I nidi e le scuole materne a Grosseto sono il perno su cui si è retto il comune e la nostra società – afferma una insegnante in pensione – c’è stata una svendita totale».

«I tempi sono cambiati – precisa Stefania Fommei delle Rsu – non si può solo protestare perché la situazione oggettiva delle amministrazioni non ce lo consente più. Il nostro potere contrattuale non è così alto. La delibera del Consiglio comunale era già pronta: i presupposti erano il taglio di 400 mila euro, l’impossibilità di assumere e non tagliare i contributi (280 mila euro) agli asili privati. La situazione riguarda solo un anno, dal 2014 la situazione di bilancio potrebbe essere diversa».

«Ci sono dipendenti impropriamente collocati negli uffici e per cui abbiamo chiesto il ritorno in classe, e in attesa della gara nel 2014, la graduatoria da cui attingere dovrà essere quella di incarichi e supplenze di Iside – puntualizza Fommei che conclude -. la scelta di rinunciare al monte ore è dolorosa ma non credo dequalifichi il servizio». «Non si può più tagliare – afferma un’educatrice – siamo già all’osso. Le sostituzioni le facciamo già noi. Questo accordo fa acqua da tutte le parti». E un’altra ricorda come ci vorrebbero interventi strutturali ad esempio in via Mozambico, dove ogni anno si spendono 50 mila euro di elettricità mentre basterebbero pannelli solari per ovviare al problema. «I cuochi – racconta una cuoca precaria – sono già stati affossati, per loro non si è neppure discusso». «I tempi non sono più quelli di prima – ammette un’insegnante – chiedo però a tutti di vigilare».

Giacomo Gori del Moviemnto 5 Stelle, parla di «un modo di fare di questa amministrazione che porta ad escludere i cittadini dalle scelte. Quello che vorremmo sapere è quali sono i tagli negli altri settori e le voci di spesa corrente». Massimo Sbrilli della Cisl afferma: «Quando un anno fa la Regione ha imposto di aprire un nido non a gestione diretta nessuno ha detto nulla, e neppure quando le pulizie sono state affidate a cooperative: e allora non si può difendere il lavoro pubblico a fasi alterne. Non si può dire chi se ne frega del bilancio, perché se si sfora il patto di stabilità è un danno per tutti, cittadini (per cui aumentano le spese di compartecipazione) e dipendenti che potrebbero vedere lo stipendio decurtato di 7-800 euro al mese. Purtroppo la fretta di questo Consiglio comunale non ci ha consentito un’analisi dei dati di Bilancio, ma loro ci hanno fornito dati in un contesto ufficiale e non si può pensare che siano falsi o si andrebbe ad una rottura totale. Quello che serve da subito – conclude – è un tavolo su Iside»

Commenti