I Maremmani nel mondo: Michele a Londra perché «il mercato del lavoro è mobile, e poi mi piace il clima» foto

a cura di Giulia Carri

LONDRA – Prosegue la nostra rubrica dedicata ai Maremmani nel mondo. Oggi andiamo a conoscere Michele Capaccioli, 32 anni, di Grosseto.

Quando hai deciso di partire?
“Circa un anno prima di laurearmi in Scienze Internazionali e Istituzioni Europee a Milano, ho pensato di emigrare. Il tutto si è concretizzato quando la mia domanda per un Master in International Politics ad una università britannica è stata accettata. Sono, quindi, emigrato verso settembre 2010”.

Perché hai scelto l’Inghilterra?
“Ho studiato e vissuto precedentemente in Inghilterra come studente Erasmus. Parlo bene l’inglese. Ho sostenuto un esame come l’IELTS che mi ha aperto le porte del mondo accademico, uno tra i migliori al mondo. Poi, l’Inghilterra non sarà l’Eldorado, ma è un paese che mi piace molto”.

Dopo il Master però sei rimasto…
“Sì. Il Master è durato un anno e, inizialmente, volevo tornare in Italia, ma vista la crisi economica, ho provato a rimanere qua per cercare un impiego”.

E’ stato facile trovarlo?
“Non molto. Avendo titoli accademici, per alcuni impieghi ero troppo qualificato. Per altri, invece, non avevo un’esperienza lavorativa in Inghilterra. Quindi, mi sono informato, ho cominciato dal basso, facendo un’esperienza dietro l’altra. Di fatto, il mercato del lavoro qua è molto mobile. Non c’è il posto fisso. Volendo, puoi cambiare lavoro e accettare nuove sfide dopo un certo tempo. Esperienza dopo esperienza, mi sono creato un curriculum e, alla fine, ce l’ho fatta. Nonostante adesso sia soddisfatto, miro ad un continuo miglioramento al livello personale e lavorativo. Quindi, sto pensando di fare un corso per diventare avvocato nel Regno Unito, ma questo lo vedremo più in la”.

Beh è una bella sfida!
“Sfidarmi fa parte del mio carattere perché cerco sempre di superare i miei limiti. Mi piace andare alla continua ricerca del sapere e credo che l’essere umano possa migliorare solamente sfidandosi ogni giorno”.

Come vivi in Inghilterra, cosa ti piace?
“Lavoro molto e ho diversi impegni che porto avanti. Di Londra, per quanto sia strano, amo il clima. Non è cosi tanto caldo come in Italia. Recentemente, ci sono state settimane di caldo, ma poi la pioggia ha rinfrescato. Comunque, chiunque venga in questo Paese deve essere consapevole del clima che, per alcuni, è deprimente. Dipende dai gusti, ovviamente.
Cosa mi piace? L’Inghilterra non è un Paese perfetto. Nessuno stato lo è. Sicuramente, però, c’è molta più meritocrazia e attenzione alla competenza rispetto all’Italia. Vorrei che il mio Paese valorizzasse con la stessa attenzione la meritocrazia e la competenza. Altrimenti, ogni anno, vedremo continuamente migliaia di persone che, dopo averci provato e per evitare di vivere sotto un ponte o nel precariato, mettono da parte dei soldi ed emigrano all’estero. Alcune di queste vanno a ricoprire posizioni molto importanti. Ovviamente, queste persone non sono scappate. È un certo sistema che le ha espulse e che non le ha sapute valorizzare.
È chiaro che non tutti se ne vanno per la disaffezione. ‘Guai’ a generalizzare! Ad esempio, ‘Tizio’ può emigrare semplicemente perché ha ricevuto dall’estero un’offerta di lavoro allettante. Però ci sono delle persone che non desiderano tornare in Italia. Altre ancora, quando ricevono all’estero i volantini di politici italiani che hanno mal governato o male amministrato il Paese, si chiedono se debbano rifugiarsi sulla Luna. È un dato allarmante, un dato che non possiamo ignorare”.

E a livello sociale come ti trovi?
“Mi piace molto l’educazione inglese. Per i miei comportamenti, alcuni amici, forse generalizzando, mi dicono che sembro più un inglese che un italiano. Inoltre, ho conosciuto persone provenienti da tutto il mondo. Il fatto che parlo altre lingue, come il tedesco e il francese, mi ha permesso di instaurare dei rapporti con più persone: quando parli una lingua straniera studi anche la cultura. Ad esempio, molti tedeschi, per cultura, amano essere puntuali. Non manco, però, di mantenere i contatti con diversi connazionali residenti in Ripartizione Europa e nel mondo. Alla fine, tra italiani, siamo tutti sulla stessa ‘barca’ ed è giusto creare una rete di contatti con cui confrontarti e condividere questa esperienza”.

La Maremma ti manca?
“La Maremma è la mia terra natia e sarà sempre nel mio cuore. Purtroppo, in questi anni in cui mi sono dovuto stabilizzare economicamente a Londra, sono potuto tornare poco. Nonostante questo, anche grazie ad internet, rimango in contatto con la mia famiglia, con amici, tenendomi anche aggiornato su ciò che accade a Grosseto e Provincia. Alcune persone mi mandano filmati e fotografie. Tragedie come l’incendio della pineta o l’alluvione mi hanno colpito. Sono un emigrato, ma la Maremma è sempre la mia terra, non ho motivi per dimenticarla e credo molto nelle possibilità che ha. Dovrebbe solo spiccare il volo”.

In che modo?
“Dal mio punto di vista, rendere pienamente operativo l’aeroporto civile a Grosseto, che può essere servito dalle compagnie a basso costo. Sarebbe un grande catalizzatore sociale, economico e culturale. Ho incontrato molti stranieri affascinati dalla Maremma, chi l’ha visitata e chi vorrebbe vederla per la prima volta. Una parte, mi ha parlato dei tempi di percorrenza per arrivare alla zona di Grosseto-Marina-Castiglione della Pescaia, ma non solo. Un turista che atterra a Grosseto è invogliato a vedere la città, a mangiare nei suoi ristoranti, a rigenerarsi prima di iniziare la vacanza nelle nostre bellezze naturali. Questo creerebbe non solo ricchezza, ma posti di lavoro. Credo anche che l’incremento turistico stimolerebbe le istituzioni ad avere una maggior cura del patrimonio culturale e dei luoghi di interesse della Città. Potremmo essere una delle opportunità migliori per un turista in Toscana. Abbiamo veramente tutto: mare, un bel Parco Naturale, e, volendo, anche la montagna”.

Torneresti a casa?
“Se ci fossero opportunità lavorative o se qualcuno mi presentasse un buon progetto a lungo termine su cui poter lavorare, tornerei definitivamente”.

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