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Mabro, cassa integrazione per crisi. Le Rsu Cgil non firmano: «Azienda incapace»

di Lorenzo Falconi

GROSSETO – Concluso l’esame congiunto, previsto dalla legge, per la richiesta della cassa integrazione guadagni straordinaria da parte dell’azienda Abbigliamento Grosseto. Cambiano le cause che hanno portato all’utilizzo dell’ammortizzatore sociale che passano da ristrutturazione e riorganizzazione a crisi aziendale per la ex Mabro. Si lamentano le Rsu della Cigl per quanto accaduto, in primis perché: «La legge prevede chiaramente che l’azienda deve dare comunicazione alla rappresentanza sindacale, ma oggi la proprietà, sostenuta da Cisl e Uil, ha ritenuto doverci escludere perché decadute, dopo che la scorsa settimana ci siamo ritrovati proprio per discutere della cassa integrazione straordinaria. Avvisate e in accordo con la nostra organizzazione sindacale, la Cgil, ci siamo ugualmente presentate per ribadire la nostra posizione».

«La motivazione della cassa integrazione straordinaria debbono essere cambiate per permettere alle lavoratrici di percepire il corrente e gli arretrati dal 7 febbraio scorso, la riorganizzazione prevista non è stata completata per responsabilità della proprietà e dell’amministratore presente e precedente che hanno sospeso il pagamento all’agenzia formativa e che hanno avanzato domanda di concordato preventivo – spiegano le Rsu Cgil -. Non siamo disposte a firmare un documento senza la nostra dichiarazione che le cause vanno ricercate “nell’incapacità ed impossibilità da parte dell’attuale proprietà dell’azienda di portare avanti una richiesta di cassa integrazione guadagni straordinaria per riorganizzazione” e che concordiamo sulla modifica “al fine di garantire la conservazione e non dispersione delle maestranze operanti nell’azienda in vista dell’accoglimento della domanda di amministrazione ex l. 270/99 – Prodi bis”».

In pratica la modifica delle motivazioni della cassa integrazione non sono condivise dai rappresentanti sindacali della Cgil di Abbigliamento Grosseto, pur concordando sulla necessità di garantire un sostegno a tutti i lavoratori. Uno scenario che non si modifica di molto, nella divisione tra lavoratori e sigle sindacali, ma che alimenta l’attesa per il 18 luglio, giorno in cui il giudice sarà chiamato a decidere sulla legittimità dell’attuazione della Prodi bis, richiesta direttamente dai lavoratori della ex Mabro.

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