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Riforme in vista: per le province non c’è pace. Adesso si pensa ad una legge costituzionale

di Daniele Reali

GROSSETO – Neanche il tempo di rifiatare e già si parla di una nuova riforma delle province. Sono trascorsi soltanto due giorni dalla “bocciatura” della Consulta per il decreto “Salva Italia” e già oggi, sulla stampa nazionale, si parla di tornare a cancellare le province.

Questa volta però, a differenza del governo Monti, l’esecutivo di Enrico Letta pensa ad una legge costituzionale per modificare definitivamente la “carta” e eliminare della Costituzione le province.

L’approccio utilizzato nel 2011 lascerebbe posto dunque ad una riflessione più ampia rivedendo il ruolo degli enti locali e pensando anche ad un modo per risolvere il problema del vuoto istituzionale che si andrebbe a creare nella “catena” comuni, province, regione.

Per questo c’è bisongo di ripensare al ruolo degli enti locali: questa sarebbe la posizione del ministro delle riforme Gaetano Quagliarello che, come dichiarato nell’intervista al Mattina di Napoli, pensa ad «aggregazioni di Comuni che insistono sul rispettivo capoluogo e che possono condividere funzioni e creare sinergie».

Bocciato dalla Corte Costituzionale insomma, l’impianto voluto da Monti e basato sui due criteri del numero di abitanti e dell’estensione, è stato scaricato anche dalla politica.

Per Quagliariello «c’è bisogno di una legge, a geometria variabile, che fissi criteri e funzioni, ma tenga anche conto di criteri geografici e storici».

«Nel modificare la Costituzione – ha osservato il ministro – va sancito il principio che non possono esserci cinque differenti livelli di governo. Va inoltre precisato cosa sono le città metropolitane e vanno previsti criteri di flessibilità, altrimenti non si eviteranno pasticci».

Una riforma quindi che dovrebbe andare incontro alle esigenze dei vari territori, ma che pare ancora troppo fumosa. E l’appello arrivato anche da Grosseto, di fare presto perchè le province non possono più permettersi di govenrare nell’incertezza, potrebbe ancora una volta rimanere inasoltato. I tempi di una riforma costitzonale sono piuttosto lunghi. La sfida a questo punto è quella di poter avere un quadro molto più chiaro in vista del prossimo appuntamento elettorale in modo da evitare di “commissariare” a tempo indeterminato.

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