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Crisi, occupazione in calo e commercio e turismo a picco. Cisl: si abbassa la qualità del lavoro

GROSSETO – Difficoltà profonde per il settore turismo, commercio e servizi. È quanto emerge dalla riunione del comitato direttivo Fisascat Cisl e nella selazione del segretario Alessandro Gualtieri: tra i dati emersi dalla relazione è stato dato particolare rilievo alla crisi occupazionale che fa registrare un calo degli occupati del 1,1% ed una generale riduzione del fatturato del commercio che registra un -6,9% a fronte del -3,9% del 2008 (anno di inizio della crisi). Nel settore degli appalti la situazione sembra altrettanto critica con una generale riduzione delle ore lavorate che arriva a picchi del 30%. Oltre alla generale situazione economica che coinvolge tutti i settori, sono state evidenziate le situazioni aziendali che più sono note, situazioni riprese ed approfondite dai delegati presenti.

Nel settore del commercio è sempre più frequente il ricorso agli ammortizzatori sociali e più in generale alla riduzione in termini di servizi e personale. In questo ambito sono ricorrenti oltre alla cassa integrazione anche riduzioni dell’orario di lavoro, contratti di solidarietà e procedure di mobilità. Questo oltre alla riduzione dell’occupazione porta ad un peggioramento delle condizioni lavorative, causando carichi di lavoro molto più gravosi per i lavoratori.

Il settore del turismo risente fortemente del periodo che stiamo vivendo. Infatti negli ultimi anni la lunghezza delle stagioni si è notevolmente ridotta ponendo gravi problemi per tutti i lavoratori stagionali che quest’anno come non mai rischiano di non avere le giornate necessarie nemmeno per la Mini-ASPI. Altro settore messo in crisi è quello della vigilanza privata, con una complessiva riduzione di ore lavorate e di impiegati.

«Complessivamente la crisi economica ha portato un generale abbassamento della qualità delle condizioni di lavoro – afferma la Fisascat Cisl -, che contestualmente vanno ad inficiare il servizio complessivo offerto al cliente. Anche i rapporti sindacali risentono di questa situazione e si registra una chiusura al dialogo da parte delle aziende che non permette un confronto chiaro con le dirigenze delle stesse».

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