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Depuratore di Terrarossa, condanna in appello. Rifondazione: Mancano alcuni responsabili

GROSSETO – «La sezione centrale d’appello della Corte dei Conti, ha confermato varie condanne per la vicenda del “grande depuratore areale” di Terrarossa, a servizio dei comuni di Orbetello e Monte Argentario». Fabio Meini (nella foto) e Sergio Bovicelli ripercorrono la vidcenda del depuratore «Rifondazione Comunista sin dai primi anni novanta, quando iniziò questa vicenda, ha sempre denunciato l’enorme sperpero di denaro pubblico per realizzare quella struttura. Infatti, quel depuratore è stato costruito, quindi pagato, due volte; il primo impianto, quello targato Snamprogetti con tecnica a biorulli, fu chiuso dopo la sua ultimazione perché non funzionante. Quindi, ne fu realizzato un altro con tecnica tradizionale».

«Una doppia spesa – prosegue Rifondazione comunista – per realizzare un mega depuratore areale con un’allucinata rete di adduzione che parte da Talamone, passa da Albinia e, attraverso l’istmo di Giannella arriva a Terrarossa, insieme alle condotte provenienti da Porto Santo Stefano, Porto Ercole, Orbetello e dallo Scalo. Anni di lavoro e dissipazione di risorse per arrivare a questo ingestibile sistema. Oggi qualcuno è stato condannato, nel secondo grado di giudizio, a rifondere i danni che quelle scelte hanno provocato alla collettività, ebbene riteniamo che taluno in quell’elenco non ci sia, infatti, la ricerca delle responsabilità si è fermata abbastanza in basso».

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