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Mabro, chi lavora in azienda precisa: «Fabbrica ancora aperta grazie a noi»

di Lorenzo Falconi

GROSSETO – Un imprenditore sempre più messo alle strette, ma anche una spaccatura tra i lavoratori che appare sempre troppo difficile da ricucire. Se da un lato c’è chi protesta e attraverso la battaglia sindacale ottiene vittorie in tribunale riappropriandosi del diritto di sostenere assemblee all’interno dell’azienda, dall’altro c’è chi prosegue con assoluto convincimento a lavorare tra mille difficoltà, nella speranza di non dover mai rinunciare al posto d’impiego.

«Ci vuole un grande coraggio a sostenere, come fa una rappresentante Cgil della Mabro, che la fabbrica è aperta grazie a chi ha smesso di lavorare e protesta. Etimologicamente “fabbrica” è il luogo dove si lavora, senza il lavoro non ci sono fabbriche, ma tetri capannoni silenziosi – scrivono in un comunicato dalla Rsu della Cisl e dal direttivo provinciale Uil -. Grazie ad una parte delle vestaglie azzurre, che continuano con sacrificio a lavorarci, la Mabro è ancora una fabbrica, per le nostre colleghe che scioperano sarebbe chiusa da un pezzo. Qualcuno si chiede perché lo facciamo? Per lo stesso motivo per cui lo fanno tanti altri lavoratori di aziende grossetane e sparse per il nostro paese in crisi, che pur non ricevendo da mesi lo stipendio tengono duro e non smettono di lottare per il posto di lavoro, senza tanti cortei ed interviste».

«E’ difficile lavorare ed essere pagati col contagocce, più difficile che protestare e starsene a braccia conserte – proseguono -. A chi attraverso la stampa propone sostegno economico per le lavoratrici della Mabro diciamo grazie, ma per un basilare principio di solidarietà non dimentichiamoci degli altri lavoratori che sono nella stessa situazione, ma non hanno lo stesso risalto mediatico».

Chiusura di comunicato che non presta il fianco a fraintendimenti riguardo alla distanza sindacale e d’intenti che resta ampia nella divisione tra lavoratori: «La richiesta che abbiamo fatto alla proprietà di garanzie su stipendi, nuovi partners e Prodi bis non è un nostro ravvedimento come a qualcuno piacerebbe pensare, ma il proseguimento del percorso stabilito nell’accordo fatto in Provincia tra Cgil, Cisl, Uil e proprietà. A Barontini chiediamo fatti, il tempo delle promesse si è esaurito».

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