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Mabro, il governatore Rossi scrive alle lavoratrici: «Non mi tiro indietro»

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FIRENZE – Lettera aperta del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, chiamato in causa nell’ultima conferenza stampa, indetta davanti all’azienda da parte delle Rsu della Cgil e accusato di essere troppo assente nelle vicenda, risponde così: «Leggo di nuovo sulla stampa pesanti invettive contro la Regione e contro 
di me personalmente a proposito della situazione della Mabro. Come ho 
già avuto modo di dire e di scrivere, comprendo l’esasperazione delle 
lavoratrici che sono senza stipendio e che vedono nero il loro futuro. 
Ma l’esasperazione non giustifica travisamenti o forzature rispetto ai 
dati di verità. 

Conosco personalmente le lavoratrici che, senza pubblicità, ho più volte incontrato. 
Ho risposto ogni volta che mi hanno cercato e anche negli 
ultimi giorni i miei uffici hanno attivato il contatto richiesto e 
assicurato la mia disponibilità. Quindi non mi sono mai sottratto al 
dialogo. 

Non mi sono nemmeno sottratto, e la Regione con me, ad impegnarmi per 
trovare imprenditori in grado di subentrare al salvataggio e alla 
conduzione della ditta».

Enrico Rossi prosegue poi nel suo ragionamento: «Fin dall’inizio della crisi la Regione ha fatto 
il possibile, seguendo costantemente la vicenda, organizzando riunioni e 
cercando ogni via di uscita. Me ne sono occupato personalmente e con me 
l’assessore Simoncini, che del sostegno alle imprese sta facendo fin 
dall’inizio della crisi, la sua attività prevalente. Abbiamo anche 
cercato sostegni finanziari che potessero affiancare gli 
imprenditori interessati, inoltrandoci su un terreno reso ormai quasi 
totalmente sterile dalla crisi e dalle difficoltà crescenti del sistema 
creditizio».

«

Alla fine dei conti i risultati non sono stati all’altezza delle 
aspettative, ma è anche vero che senza il nostro impegno questa fabbrica 
- lo ripeto – sarebbe chiusa da almeno tre anni. 

Non mi convince e mi preoccupa questo essere chiamato personalmente in 
causa con cartelli e denunce pubbliche, questo ricorso a accuse 
inappropriate, questo accanimento contro chi ci ha messo la faccia per 
cercare di raddrizzare una situazione problematica. Continuo ad essere 
sereno – conclude Rossi – perchè ho fatto tutto quello che potevo per risolvere il caso e 
ancora oggi non mi tiro indietro».

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