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Mabro, lavoratori fuori dall’azienda: «Barontini inaffidabile, unico futuro è senza di lui»

di Lorenzo Falconi

GROSSETO – Sopra un cartellone bianco ci sono i nomi dei dipendenti e le cifre che hanno ricevuto come acconto del mese di gennaio. Si tratta di 100, massimo 300 euro, briciole per i lavoratori infuriati con mesi e mesi di arretrati. Ai cancelli dell’azienda, invece, restano appesi gli striscioni di malcontento verso la proprietà. La protesta dei lavoratori della ex Mabro però, per questa volta si ferma qua. All’ordine del giorno c’è la presentazione di un documento in cui si spiega perché l’azienda ha ancora prospettive positive, in un futuro da disegnare secondo un primo passaggio fondamentale: il ben servito ad Andrea Barontini, imprenditore pratese e amministratore unico di Abbigliamento Grosseto. «Ci dispiace fare questa riunione fuori dall’azienda – spiega Nadia Perino (al centro nella foto) della Rsu Cgil -, purtroppo non ci è concesso di varcare quel cancello che resta chiuso e anche l’appello del Prefetto di Grosseto non è stato preso in considerazione. Con questo documento vogliamo occuparci del futuro, dimostrando a tutti che non si tratta di investire su di un’azienda ormai finita, ma di prospettive concrete in un settore che non conosce crisi».

Il riferimento alla Prodi bis è più che chiaro, al punto che come annunciato qualche giorno fa, saranno gli stessi dipendenti a richiederla, dopo un incontro a Firenze con i loro legali, fissato per il 20 maggio. «Ci è stato detto che la Prodi bis porta al fallimento, ma sarebbe un fallimento di Barontini e per noi sarebbe un sollievo – affermano ancora dalle Rsu Cgil -. Ormai in azienda non c’è più lavoro, ma il problema è sempre Barontini, persona inaffidabile sotto tutti i punti di vista, a cui nessuno si rivolge più. Il concordato in bianco non farà altro che portare a manodopera gratuita e i mesi di stipendio arretrato saranno sempre di più. Ci dispiace che le colleghe all’interno dell’azienda non l’abbiamo capito».

C’è poi un chiaro riferimento all’assenza della Regione sulla vicenda: «Le istituzioni locali ci sono vicine, ma la responsabilità più grande è da parte della Regione e del braccio operativo Fidi Toscana – insistono le Rsu Cgil di Abbigliamento Grosseto -. L’azienda è stata data in mano a persone che si nascondono dietro le società fiduciarie ed è incomprensibile che non si riesca a sapere chi sono. Al governatore Rossi, invece, diciamo che siamo ancora in attesa di un confronto con lui. Si è dichiarato disponibile, ci siamo subito attivate, ma ci deve ancora delle risposte». A tal proposito, nei primi giorni di giugno, dovrebbe attivarsi un Consiglio comunale dedicato interamente al caso Mabro: «Inviteremo anche il presidente della Regione Enrico Rossi – dicono le Rsu -, così, se viene, ci spiega cosa è successo alla nostra azienda».

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