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Il germoglio dello statuto dei lavoratori: Pietro Ravagli uno dei protagonisti

di Silvano Polvani

Non sono molte le notizie che abbiamo di Pietro Ravagli, a differenza di altri personaggi quali Antonio Gamberi o Telemaco Nistri.

Con l’aiuto di Antonio Mori (dott. Amor) per la prefazione che ha curato ai “Sonetti della disciplina” e di Fabrizio Boldrini con la sua tesi di laurea “Il movimento operaio tra i minatori del bacino di Massa Marittima: dalle origini alla prima guerra mondiale” oltre alla personale consultazione di quanto rimane dei settimanali La Martinella e Il Risveglio provo a tracciarne un profilo biografico.

Pietro Ravagli nacque il 1 settembre 1864 a Scarlino (nella foto tratta dall’archivio di Giancarlo Grassi: Scarlino cantiere delle teleferiche), uno dei centri maggiormente influenzati dal movimento democratico-risorgimentale, da padre bolognese, perduto all’età appena di 13 anni, e fin da bambino dovette piegarsi al lavoro: andare alla fonte per l’acqua, alla macchia per la legna; a spigolare il grano nell’estate, a raccattare le olive nell’inverno. Dopo la morte del babbo venne assunto come operante nei lavori di campagna più leggeri, insieme alle donne; poi per vari anni, fu garzone dell’Arciprete del paese, dal quale apprese nozioni di letteratura, di storia e di sociologia. All’età di 20 anni andò militare , ma essendo di seconda categoria, prestò servizio solo per due mesi. Al suo ritorno si dedicò al mestiere di falegname, che ha sempre continuato fino alla sua morte avvenuta in Roccatederighi nel 1948.

Nel Luglio del 1890 trasportò le sue tende a Roccatederighi, dove trascorse tutta la sua vita di lavoro e di studio. Pietro Ravagli è figura preminente nello scenario sindacale dell’inizio del novecento.

Nell’Ottobre 1896, all’età di 32 anni, assieme al maestro elementare Gaetano Poli, il benestante Fabio Vecchioni e con l’appoggio dei minatori il Ravagli è fra i fondatori della Camera del Lavoro di Massa Marittima. La prima in provincia di Grosseto, fra le prime in Italia. Il suo impegno prosegue non solo nell’organizzazione di questa come contro di orientamento per le classi più deboli ma nella costituzione di sezioni locali nei centri minori.

Il 27 Aprile del 1902 a Massa Marittima Ravagli è fra i fondatori del sindacato nazionale minatori ricoprendo incarichi di primo piano sno ad assumere l’incarico di segretario nazionale nella segreteria di Telemaco Nistri. Assieme a Gamberi e Capri il Ravagli è animatore instancabile delle azioni politiche e sindacali dell’epoca.

Per il partito socialista svolse un’intensa propaganda; candidato alle elezioni amministrative nel comune di Roccastrada fu consigliere dal 1905 al 1921 ricoprendo anche la carica di vice sindaco; fu poi eletto consigliere provinciale.

Nel Maggio del 1915 è segretario della federazione interprovinciale (Grosseto/Siena) della federazione dei minatori. Nella veste di segretario interprovinciale partecipa attivamente alla stesura del memoriale unico o “desiderata generali dei minatori”, attivista di primo piano nel biennio rosso 1919/1920.

La sua firma è presente in tutti gli accordi per le miniere del versante grossetano e senese al pari della sua presenza negli scioperi e nelle agitazioni dei minatori, (occupazione della miniera per tre mesi a Ravi, 135 giorni a Castell’Azzara, due mesi in quella di Gavorrano). In tutti questi anni Ravagli oltre all’impegno politico aveva maturato anche un profondo amore per la poesia, un interesse che del resto non aveva scisso dall’impegno sociale; per questo ricostruì in rima la storia della setta dei “Flagellanti” presenti numerosi e da lungo a Roccatederighi.

Eletto segretario nazionale Ravagli viaggiò molto per l’Italia a comporre vertenze, e nel 1919 guidò una lunga lotta dei minatori Toscani e Umbri.

Con l’avvento del fascismo si ritirò a vita privata, coltivando solo il proprio interesse per la poesia; nonostante ciò venne più volte molestato dai fascisti locali e sottoposto al fermo di polizia. Nel 1926 fu arrestato e assegnato per tre anni al confino di polizia a Bitti (Nuoro).

Dall’esilio scrisse alcune lettere a Mussolini esaltando il suo ruolo moderatore nei conflitti sociali, specie durante il periodo della “scioperomania”.

Ciò nonostante negli ambienti fascisti di Roccatederighi veniva ancora ritenuto elemento “infido” anche se non pericoloso. Gli ultimi anni del fascismo videro l’ormai anziano Ravagli racchiuso nel più totale silenzio, caduto il regime rientrò nel P.S.I. svolgendo ancora qualche conferenza di propaganda.

Pietro Ravagli: Protagonista nella fondazione della camera del lavoro di Massa Marittima (1896), della nascita del sindacato nazionale minatori (1902), organizzatore per il Memoriale unico nelle miniere delle Colline metallifere e dell’Amiata (1919).

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