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Truffa dell’asfalto: banda di finti operai finisce in carcere

CAPALBIO – Sono finiti in carcere i cinque stranieri accusati di associazione per delinquere finalizzata alla truffa. I media l’hanno già ribattezzata la “truffa dell’asfalto”.

I delinquenti finiti in manette sono di nazionalità irlandese, rumena e lituana.

Il modus operandi è semplice: i finti operai si presentano come una ditta che ha appena concluso lavori di asfaltatura in zona e raccontano di avere un camion con del bitume avanzato rendendosi disponibili ad asfaltare strade o piazzali privati a prezzi veramente competitivi. La sorpresa però è che alla fine i lavori eseguiti sono di pessima qualità.

I malcapitati venivano avvicinati da un giovane dai capelli rossicci, dall’accento anglosassone, che arrivava a bordo di una macchina di colore grigio con targa irlandese. Una volta convinti i cittadini ad accettare i lavori, l’irlandese mandava dei complici ad eseguirli e una volta conclusi, presentavano fatture false gonfiate, emesse da società con sede in Francia, poi risultate inesistenti, che venivano saldate in contanti o con assegni.

A smascherare la truffa ci hanno pensato i carabinieri delle stazioni di Albinia e di Pescai romana (VT) grazie alle segnalazioni dei cittadini. I militari sono intervenuti e hanno arrestato i primi due responsabili a Capalbio mentre si stavano allontanando dopo aver appena riscosso un assegno.

Dopo i primi due arresti i militari hanno bloccato sull’Aurelia le altre tre persone della banda mentre viaggiavano a bordo del camion utilizzato per le operazioni di asfaltatura.

Secondo la ricostruzione dei Carabinieri la banda ha messo a segno una truffa a Capalbio e una ad Albinia, ma potrebbe aver colpito anche nella zona del litorale tra Lazio e Toscana: in queste ore sono aperte le indagini per raccogliere ulteriori denunce da parte della popolazione.

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