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La morte di Pietro Mennea. Il ricordo delle istituzioni: «Esempio di sport pulito» foto

GROSSETO – Cinzia Tacconi (nella foto a destra), assessore allo sport della Provincia di Grosseto, interviene nel ricordo di Pietro Mennea, atleta scomparso ieri dopo una lunga malattia. «Oltre ad un grande campione, è stato uno degli sportivi più attivi nella lotta al doping. Così lo voglio ricordare: come un uomo e un personaggio di grande spessore e integrità morale, che lascia un vuoto incolmabile nel mondo dello sport. Vincere perché si è più bravi, non più furbi, era l’espressione utilizzata da Mennea per condannare la scelta del doping come scorciatoia verso traguardi importanti».

«Negli anni ’80 ha combattuto in solitudine questa sua battaglia per uno sport pulito, incontrando non poche resistenze nel mondo sportivo, tra federazioni, manager, atleti e  sponsor, che non accettavano che venisse messo in discussione un intero sistema di interessi economici – continua Cinzia Tacconi -. Poi il tempo gli ha dato ragione. Oggi il doping è un fenomeno preoccupante, di estrema attualità,  che si sta diffondendo sempre più, nonostante siano evidenti gli effetti devastanti che provoca sugli atleti, che per essere più competitivi, utilizzano in modo illegale sostanze stimolanti». «Sull’etica e la moralità, Mennea è un esempio non solo sportivo, ma di vita, avendo sempre dimostrato grandissima coerenza tra pensiero e azione – conclude l’assessore allo sport -. E’ importante, quindi, porre l’accento sulla figura di Pietro Mennea come modello per tanti giovani sportivi, che mi auguro raccolgano il testimone, e si impegnino con la stessa tenacia e lo stesso entusiasmo di questo grande campione, negli allenamenti, e nella lotta contro il doping, affinché emerga sempre il talento puro, quello vero che fa sognare e non fa male a nessuno».

Sulla scomparsa di Mennea, interviene anche il vicesindaco e assessore allo sport del Comune di Grosseto Paolo Borghi (nella foto a sinistra): «Se ne va un campione assoluto, il riferimento di uno sport vero e pulito. A Grosseto abbiamo avuto anche l’occasione di vederlo correre, alla fine degli anni ’80, ma la sua storia e i suoi successi hanno sempre rappresentato un vanto per tutto il Paese. Il suo esempio resterà fisso nella memoria di tutti ma spero soprattutto che possa guidare i giovani di ogni disciplina ad amare lo sport inteso come competizione sana e leale, miglioramento individuale dell’atleta, occasione di crescita per i più piccoli e, naturalmente, strumento di inclusione sociale».

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