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Grosseto nel baratro dell’economia: dati nerissimi e recessione per tutti i settori

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GROSSETO – Soffre la piccola media e grande distribuzione, tutti con segno meno, in crescita solo gli ipermercati. È quanto emerge dall’analisi congiunturale del quarto trimestre 2012 in provincia di Grosseto. Quella che soffre di più è la piccola distribuzione, che segna un -9,8%, seguita dalla media con un -8,4%, più contenute le perdite per la grande distribuzione (-3,1%), mentre cresce, sebbene in maniera moderata, il fatturato degli iper (+2,9%). In negativo anche il settore alimentare ed il no food, nel settore elettrodomestici si è perso addirittura il 12,9%.

«Il fatturato complessivo delle imprese commerciali della provincia di Grosseto – afferma il presidente della Camera di commercio Giovanni Lamioni – fa registrare un preoccupante -8,0% rispetto allo stesso periodo del 2011; un risultato tra i peggiori della Toscana (media -6,3%) e superato in negativo solo da quello di Siena(-8,6%) e Lucca (-9,0%) ed anche le previsioni a breve e medio termine, non sono affatto confortanti».

«Nel passato abbastanza recente le festività natalizie, costituivano una felice opportunità per il rilancio dei consumi; da un paio di anni registriamo con intensa preoccupazione che neppure tali ricorrenze manifestano il loro effetto indiretto, non tanto di ridare slancio ma comunque di sostenere in un qualche modo il settore commerciale. Il tessuto locale della piccola e media imprenditoria – sottolinea Lamioni -, è nel pieno vortice della più pesante crisi economico-finanziaria dal dopoguerra»

«Non viene riscontrata alcuna differenza tra food e no food – prosegue Lamioni -; annullando una certa diversità di comportamento che pure si era manifestata con una contenuta intensità nei due trimestri antecedenti. Infatti mentre il primo, il food, l’andamento tendenziale del volume di affari passa da -6% e -9,2%, rispettivamente, del II e del III trimestre a -9,9% del periodo di osservazione, per il secondo, il no food, negli stessi periodi, si registrano, nell’ordine, -8,7%, -10,2% e -9,9%». La “gravità” della crisi ha inciso notevolmente anche un settore, come quello dei generi alimentari, che nel periodo delle festività natalizie, per evidenti motivi, risulta particolarmente dinamico; evidentemente in tale comportamento, oltre ad un taglio generalizzato dei consumi incide anche un certo aumento dei prezzi dei prodotti alimentari a fronte, peraltro, di una significativa diminuzione. Quella che fa rilevare in assoluto il peggior risultato dal 2005 riguarda il settore prodotti per la casa ed elettrodomestici che con -12,9% (-10,4% il livello medio regionale) fa registrare una fortissima caduta rispetto al già preoccupante -11,1% del trimestre precedente (Toscana -9,1 nel periodo luglio-settembre 2012). Probabilmente per tale segmento l’orientamento favorevole dei consumatori verso i prodotti hi-tech che, come risulta in numerose indagini di marketing, risultano essere tra le strenne natalizie più gettonate, non è riuscito come lo scorso anno ad attenuare la debacle del settore.

Sempre negativa (-8,7%) ma in linea con quella registrata nel periodo antecedente (-8,3%) e di circa due punti peggiore di quella della regione nel complesso (-6,9%) la performance del comparto abbigliamento ed accessori. Infine, sempre intenso ed anch’esso negativo, risulta il dato relativo alla residuale voce degli esercizi no food classificata come altri prodotti non alimentari (-9%); dato lievemente meno drammatico se si effettua il confronto temporale con il valore del trimestre precedente (-10,7%) ma comunque superiore al valore medio della Toscana (-7,3%).

«Spostando lo sguardo dal breve al medio termine – conclude Lamioni -, registriamo una sostanziale conferma del clima di diffusa incertezza e di preoccupazione che si respira tra gli imprenditori commerciali. Infatti da un esame dei dati relativi alla domanda sull’orientamento delle imprese circa l’evoluzione dell’attività nei prossimi dodici mesi, si rileva che solo il 12 % degli imprenditori grossetani prevede uno sviluppo dell’attività (era il 16 % ed il 21% nelle due ultime indagini), il 69% una stabilità (era il 77% ed il 72 %) mentre il 18% la diminuzione (erano il 6% ed il 5%); e l’1 % (in precedenza1% e 2%) ritiene il probabile ritiro dal mercato».

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